martedì 24 novembre 2015

Piccola guida ai bar storici di Milano: breakfast edition

La prima colazione al bar è uno di quei piccoli lussi che ti possono cambiare la giornata in meglio.
Cominciare con cappuccio preparato a regola d'arte e una brioche che si merita questo nome per me è il massimo della vita. Un piccolo rito che riservo al venerdì mattina per assaporare un principio di week end. Oggi parlo di quei bar che sono la quintessenza della prima colazione, dove in una tazzina si gusta la storia della città e la sua tradizione.

Gattullo: tutti abbiano un bar del cuore e senza ombra di dubbio questo è il mio! Mi ricorda i tempi dell'università e ogni volta che torno il calore e l'affetto che ritrovo è sempre lo stesso! La brioche integrale ai lamponi o quella al mirtillo sono indimenticabili, un po' come il toast farcito del mezzogiorno. Le piccole paste alle frutta, le cassatine multicolor, i cannoli mini, i palmier, le delizie del sultano, i cannoncini con la crema pasticcera.. potrei continuare l'elenco all'infinito mentre mi rivedo impresso nella memoria il lungo banco della pasticceria!
Se volete farmi felice portatemi qui!
Gattullo Pasticceria Piazzale di Porta Ludovica 2


Marchesi: parlo di quello in Magenta, che per me resta l'unico. Così antico con tutti gli scaffali e le vetrinette piene di dolciumi. Le signore un po'attempate alla cassa e al banco pasticceria vestite di verdino sono un'istituzione mentre al bar il tumulto dei caffè è gestito dai baristi efficientissimi. Da provare la tortina di riso e il marocchino. Le vetrine sono sempre sorprendenti e meritano una sosta. Non c'è la possibilità di sedersi, è il bar ideale per la colazione al volo.
Pasticceria Marchesi Via Santa Maria alla Porta 11

Cucchi: la brioche col lievito madre ha veramente il suo perché! Gli abitué non si siedono ma restano a parlare al banco con gli storici camerieri. I cornetti mini sono l'ideale per gli indecisi, uno solo non basta! Se sarete fortunati potrete avere un cappuccio con dedica...
Pasticceria Cucchi Corso di Porta Genova 1

Taveggia: i ricordi delle elementari si sprecano, ha perso un po'in fascino con la ristrutturazione ma ha sempre il suo perchè. Le decorazioni che fanno a Natale sono sempre splendide. E' un angolo di quiete a pochi metri da San Babila oltre che un'istituzione milanese.
Taveggia Via Visconti di Modrone 2

Sissi: qui la brioche ve la riempiono al momento quando ancora è calda! Cosa dire di più?!! Se è bella stagione c'è un piccolo cortiletto dove attardarsi leggendo il giornale in tranquillità. E'uno dei posti che preferisco per la colazione salata, provate le pizzette di sfoglia!
Pasticceria Sissi Piazza Risorgimento 6

Ai più attenti salterà all'occhio la mancanza di Cova e Sant Ambroeus, non è un errore, continuano ad esser ottimi (ci mancherebbe altro!) ma non hanno più quel fascino del bar di quartiere che tanto li rende speciali.

giovedì 12 novembre 2015

Piccola guida ai piaceri di Marrakech per un week end

Capita di aver voglia di staccare dalla città, di dover ricaricare le batterie o anche di sognare 
una piccola vacanza. Marrakech è il posto ideale dove svagarsi, rilassarsi e nutrire la propria mente. In poche ore di aereo ci si ritrova in un altro continente e in un'altra realtà. La sensazione è di trovarsi molto più lontano in un qualche luogo di fantasia. La città è vivace colorate e caotica, trasmette una grande energia. Le cose da fare e da vedere sono tante e tre giorni pieni sono necessari per godere pienamente di questi luoghi. 
I monumenti e i musei potete tranquillamente rintracciarli su qualunque guida mentre credo di potere offrire qualche piccola dritta su come godersi al meglio la città. Cosa assaggiare e soprattutto dove.


Il souk e la piazza Jemaa el-Fna sono senza dubbio l'anima della città. Qui si rischia di comprare di tutto e di più con ottimi prezzi. Trattate allo sfinimento, non accettate mai i prezzi che vi fanno come prima offerta perché sono quasi sempre fuori mercato. All'inizio si è un po' timidi nei mercanteggiamenti ma poi s'impara in fretta. Le ceramiche e le spezie sono le cose più interessanti, è quasi impossibile tornare a casa senza qualche amuleto portafortuna e un paio di babbucce. Il souk è diviso per aree: la pelle, i tessuti, gli argenti, le ceramiche, i tessitori, le spezie, i tappeti etc. Se siete facilmente impressionabili o non amate gli odori forti evitate la zona dei mercati e dei pellettieri, per il resto è un labirinto meraviglioso e ricco di sorprese. State con le orecchie tese perché all'interno del souk sfrecciano bici, motorini e carretti trainati da asini e non si pongono il problema di investirvi quindi fate attenzione. L'olio d'argan e i saponi naturali sono di grandissima qualità, vale la pena di portarsene a casa qualcuno. La pasticceria marocchina è molto ricca e appetitosa però assaggiatela nei caffè o nelle pasticcerie vere e proprie perché nel souk tutti i dolci al miele sono una grande attrazione per le mosche. Mentre per gli spedini da strada via libera ma applicate sempre il concetto di mangiare dove mangiano i locali.


La sosta migliore durante questa esplorazione è la Terasse des Epicesun caffè ristorante di stampo francomarocchino curatissimo sui tetti del souk, il luogo ideale per un break. Non distante si trova anche la terrazza del Caffé Arabe dove preparano uno dei migliori té alla menta. Mentre il latte di mandorle migliore è al caffè letterario del Dar Cherifa. La grande piazza della città è senza dubbio curiosa, la sera si anima con incantatori di serpenti, addestratori di scimmie, fachiri, prestigiatori e mille ristorantini di strada, è estremamente affascinante ma non mi sento di consigliarvi di mangiare lì. Le migliori tajine mai mangiate in città le ho trovate alla Maison Arabe, un riad lussuoso in cui potete mangiare con 20-25€ a testa. I ristoranti più cari sono su questa fascia prezzo e la cosa non è affatto male! Dimenticavo, i taxi costano sui 2 € a corsa e sono il mezzo più sicuro per viaggiare in città. Fatevi amico un taxista e col prezzo di una corsa vi racconterà anche aneddoti e storie sulla città.


La Medina è un'altra zona imperdibile oltre che affascinante è meno turistica e più ordinata, qui si trovano parte dei musei ed è qui che sono la maggior parte dei riad. Ho un grande amore per i riad, sono molto più accoglienti degli hotel, sono delle piccole isole di pace nascoste dietro delle porticine anonime. Qui ci si sente subito a casa, ci si può rilassare e quasi tutti offrono anche delle lezioni di cucina per gli appassionati. Le Jardin de la Medina è stato amore a prima vista, è uno dei preferiti dai francesi e anche il mio. La Sultana ha una spa incredibile e credo che sia doveroso provare un hammam durante il soggiorno. Un hammam più semplice ma ottimo è Le Bain Bleu.
La ville nouvelle vale la pena direi quasi esclusivamente per le Jardin de Majorelle, la fantasiosa residenza con giardino esotico di Yves Saint Laurent, il luogo più affolato e visitato dai turisti. Il Caffé de la Poste è una vera istituzione in città e merita una sosta, la cucina è francese e si respira l'atmosfera affascinante dei libri di Agatha Christie. Visti questi due must si può pensare di continuare verso il centro della città o pensare a delle escursioni nei palmeti vicini. Con un viaggio di tre giorni tornerete a casa con grande energia, tanti nuovi stimoli e voglia di ripartire per questa città magica.

mercoledì 9 settembre 2015

#FarmToTable: vi racconto la cena in serra di Alice Delcourt

La settimana del rientro dalle vacanze è stata addolcita da uno degli eventi gastronomici meglio congegnati dell'anno. Farm to table, una deliziosa cena in serra organizzata dalla chef Alice Delcourt dell'Erba Brusca. Una cena raffinata e semplice come lei. La serata era allestita all'interno di un vivaio di frutta e verdura biologica a pochi chilometri da Milano, un'oasi di pace e verde, nonché uno dei fornitori del ristorante.
La tavola elegante ed essenziale, decorata con fiori di campo e profumi dell'orto, piccole lucine appese assieme a foglie di fico. Una band folk e un'atmosfera rilassata da festa in campagna.


Il menu prevedeva un susseguirsi di piatti genuini e schietti contraddistinti da grande tecnica e rispetto per gli ingredienti locali e stagionali. L'idea alla base della cucina di Alice è di utilizzare ciò che l'orto ha da offrire, quindi i piatti della serata hanno subito qualche piccola modifica a favore dei prodotti migliori della giornata. Il menu si articolava così:
Variazione di pomodoro, verbena e mozzarella.
Verdure arrosto, hummus di ceci neri e semi.
Risotto alla melanzana affumicata, menta e sesamo.
Maiale arrosto, spinacino e mostarda d'anguria.
Pere, ricotta e saba con timo.
Cioccolatini alla verbena.
Piatti veri e sapori decisi esaltati di volta in volta da un'erba aromatica diversa. Piatti da assaporare e scoprire poco alla volta. Piatti interessanti e colorati, mai banali. Ingredienti veri per una tavola vera, una cucina fatta col cuore.


Una serata molto divertente, frizzante e conviviale dal mood decisamente anglosassone. Mi ricordava un po'quelle cene all'aria aperta che organizzano in Inghilterra e nel nord Europa con la bella stagione ma allo stesso tempo anche quelle fiere dei farmers market che in California sono tanto trendy. Chissà che non sia un segnale che queste tendenze finalmente stanno arrivando anche qui!
Gustare degli ottimi piatti in compagnia di buoni amici e sconosciuti seduti allo stesso tavolo come una grande famiglia, chiacchierando tutta la sera degli argomenti più vari era esattamente quel che mi serviva per ritornare alla vita di città in modo graduale.

lunedì 27 luglio 2015

Insalata estiva di albicocche, feta e cipolla di Breme

Alla domanda cosa mangiano i blogger d'estate la risposta è tutto quello che si può evitare di cucinare. Cose rapide e gustose che richiedono pochi attimi di preparazione. E' il momento di puntare sulla frutta e la verdura di stagione. Poi aggiungiamo che sono una consumatrice seriale di feta. Alterno in modo quasi maniacale feta e pomodori, feta e melone, feta e anguria, non c'è ingrediente che non abbia provato abbinato a questo formaggio greco.
Quando stavo in Francia spesso nei piccoli bistrot proponevano albicocche e chèvre, che nel mio caso si è tramutato in albicocche, feta, cipolla di Breme, basilico e yogurt.
La cipolla di Breme, se non la conoscete già, è in assoluto la miglior cipolla da consumare in insalata, è molto più delicata di quella di Tropea. Si tratta di cipolloni XXL che arrivano a pesare anche 1 kg, il cui gusto è leggero e dolce e si digeriscono senza difficoltà.


Per 1 pers:

  • 3-4 albicocche mature
  • 80-100 g di feta
  • 1 cucchiaio di yogurt naturale
  • qualche fettina di cipolla di Breme 
  • foglioline di basilico
  • olio extra vergine d'olive
  • pepe nero
Dividete le albicocche in quattro spicchi, rimuovendo il nocciolo. Tagliate la cipolla e spezzettare la feta. Componete il piatto unendo gli ingredienti, aggiungendo lo yogurt, il pepe, il basilico e solo prima di mangiare l'insalata versate un filo d'olio.
Il sale non è necessario perché la feta è piuttosto sapida.

martedì 14 luglio 2015

Benvenuti al Royal Highland Show: la fiera scozzese del bestiame e della gastronomia

Se anche voi da bambini amavate con tutto il cuore il film Babe maialino coraggioso e avete consumato la cassetta a furia di riavvolger il nastro per riguardarvela state leggendo il post giusto!
Per anni nella lista dei desideri delle cose da fare c'era andare a una fiera degli animali in Inghilterra. Informandomi e curiosando on line ho scoperto questa manifestazione straordinaria, di cui gli scozzesi sono particolarmente orgogliosi.
Il Royal Highland Show si svolge nelle campagne vicino a Edimburgo a cavallo tra Giugno e Luglio, richiama gli allevatori più famosi di Scozia che per quattro giorni presentano in gara gli animali più spettacolari. Indovinate un po'? E' anche il posto giusto per assaggiare tutte le delicatessen locali.
Qui incontrerete le famose mucche Highland che sono un po'il simbolo della Scozia, poi le pecore più incredibili viste in vita mia (lo sapete che tingono il manto delle pecore per renderle più graziose?), capre che fanno agility, maiali lanuginosi e a macchie, cani da pastore che guidano branchi di oche e cavalli che vanno dai microscopici Falabella ai possenti cavalli da tiro.


La cosa più entusiasmante è osservare i proprietari degli animali, elegantissimi nei loro kilt, con il tartan (il tessuto tradizionale scozzese) coi colori della famiglia d'appartenenza. Durante tutta la manifestazione le cornamuse fanno da sottofondo musicale e sembra di esser realmente in un film. Poi ci sono lotte medievali in costume, gare di tosature delle pecore, il salto ad ostacoli, competizioni di scultura con la sega elettrica (è piuttosto bizzarra e rumorosa), sfide d'arrampicata e potatura a 15 metri d'altezza, maniscalchi che cercano di realizzare la perfetta ferratura ai cavalli, gare di torte. Il clima è ben diverso dalla nostra estate, letteralmente si gela, il vento è tagliente e qualche pioggerella è inevitabile, ma l'atmosfera è allegra e frizzante! Quando arriva l'acquazzone non c'è cosa migliore che rifugiarsi nel padiglione dedicato al cibo scozzese per gustare le pie (torte salate di carne), roastbeef con salsa al rafano così pungente da far lacrimare gli occhi, crostacei freschissimi, fudge casalinghi (dolcetti a base di latte condensato), mashmallow artigianali, confetture e chutney da perder la testa, shortbread burrosissimi e il miglior salmone che mai vi capiterà di assaggiare! I porridge roventi assieme a whisky e tè saranno i vostri migliori alleati contro il freddo.


Non mancano le lezioni di cucina, la più interessate è quella sull'affumicatura del salmone, non perdetevela! Per i bambini c'è la fattoria didattica dove s'insegna a munger le mucche, a raccoglier le uova e a travasare le piantine di verdure nella terra. E' da piccoli che si scopre la passione per la campagna e il legame con la terra, qui in Scozia l'agricoltura è una tradizione inossidabile ed è tenuta di gran conto.
Insomma se decidete di visitare la Scozia d'estate non potete assolutamente perdervi questa manifestazione tradizionale. E' rara nel suo genere perché mantiene un carattere autentico, non è né commerciale né turistica. E' semplicemente meravigliosa! E' la situazione adatta per immergervi nella magica atmosfera scozzese country ed è una delle esperienze che ricordo con più gioia del mio viaggio nelle Highlands.


venerdì 10 luglio 2015

Insalata con fiocchi di formaggio, pompelmo e crostini di focaccia

Quando il caldo imperversa l'insalata è la miglior risorsa possibile: fresca, gustosa e colorata!
Può esser anche un ottimo modo per smaltire qualche avanzo, non bisogna temere di aggiunger una verdura bollita o una fetta di prosciutto tagliata a listarelle!
Quella di oggi è con tutti gli ingredienti dell'estate: i fiocchi di formaggio (che mangiati da soli mi hanno fatto sempre un po'di tristezza), il pompelmo, perché un po'di vitamine non devono mai mancare, dei crostini di focaccia per ingolosire e qualche spezia per insaporire. Nello specifico ho usato la curcuma che è un potente antiossidante e antinfiammatorio, ma occhio a non sporcarvi le mani perché tinge moltissimo! I crostini sono fatti con un pezzo di focaccia di due giorni prima quindi sono già secchi, non hanno bisogno di esser passati in forno o in padella. 


Per 1 pers:

  • insalata mista e rucola a piacere
  • mezzo pompelmo
  • 1 vasetto di fiocchi di formaggio
  • un pezzetto di focaccia secca ( avanzata da un paio di giorni)
  • finocchietto selvatico
  • cavolfiore (facoltativo, mi era avanzato e male non ci sta)
Lavate e asciugate l'insalata, preparate gli spicchi di pompelmo senza buccia, tagliando con un coltello la buccia esterna e poi ricavando spicchio per spicchio sempre con la lama del coltello.
Tagliate la focaccia a cubetti, non ne serve tanta, basta qualche crostino per dare la giusta croccantezza. Unite tutti gli ingredienti preparati, aggiungete il cavolfiore, versate i fiocchi di formaggio, cospargete con il finocchietto selvatico e la curcuma.
Condite con un filo d'olio e poco sale.

giovedì 2 luglio 2015

Granchio al curry Malaysian style

Dopo il viaggio in Malesia di questo inverno questo paese mi è rimasto nel cuore, così come i suoi profumi, i colori, le spezie, i bellissimi mercati e i mille banchetti di street food.
I piatti che ho amato di più sono quelli rapidi e poco artefatti, quelli alla portata di tutti e che tutti gustano per strada e con il caldo mi è venuta voglia di ritrovare quei sapori.
Il granchio è un ingrediente molto diffuso nella cucina orientale e si presta a mille interpretazioni, ognuna un po'differente dall'altra.
A mia volta ho riadattato tutto perché questa ricetta si possa cucinare anche a casa senza impazzire a reperire in diversi ingredienti. 

Per 2 pers:
  • 1 granchio medio o granciporro da 500g circa (fresco o congelato)
  • 1 spicchio d'aglio tritato
  • 1 cucchiaino di zenzero grattugiato
  • 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
  • 1 cucchiaio di curry medio
  • 2 cucchiai di farina
  • olio di semi
Io ho usato un granchio congelato (non sempre si trovano), quindi è necessario sbollentarlo o scongelarlo mettendolo in frigo per una sera. Non prendete i granchi ancora vivi perché è troppo crudele...
Quindi tagliate in pezzi grossolani il granchio. Il metodo migliore è usare un grande coltello con una lama spessa e robusta facendo attenzione a non farsi male. 
Versate un filo d'olio in pentola e fate cuocere l'aglio e lo zenzero. Infarinate i pezzi di granchio e saltateli in padella con un filo l'olio fino a quando il carapace avrà un bel colore.
Aggiungete un bicchiere d'acqua, il concentrato di pomodoro e il curry, lasciate cuocere a fuoco dolce fino a far ritirare la salsa.
Servite cospargendo con abbondante coriandolo e non abbiate paura di sporcarvi le mani!


Volendo si può aggiunger anche del latte di cocco e trasformare questo piatto in una zuppa gustosa o semplicemente accompagnare il granchio con del riso bianco.

mercoledì 10 giugno 2015

Lovster & Co: il primo lobster restaurant della città!

Milano come New York e Londra, finalmente! Sì, perché dopo il boom dell'hamburger ora è lobster mania, e il lobster roll la fa da padrone tra tutti i panini. Trovarne uno fatto esattamente come si deve al giusto prezzo (15€) non è stato semplice ma alla fine l'ho scovato in zona Repubblica da Lovster & Co. Il pane deve esser dolce, l'astice a pezzettoni, non sminuzzato come spesso succede, poi servono patatine fritte in gran quantità e il burro all'aglio, elemento fondamentale! In realtà è la qualità dell'astice che fa la differenza, qui arrivano vivi direttamente dal Maine dopo sole 90 ore dalla pesca. Il resto del menu gira attorno all'astice declinato in mille versioni: alla griglia, al vapore, Catalana, tempura, le linguine o il Surf & Turf metà astice e metà filetto Irlandese.


Il nome Lovster è già indicativo Love (Amore) e Lobster (Astice), e se avete voglia di astice siete proprio nel posto giusto. Non esiste antipasto, primo o secondo ma solo grandi piatti di quelli che quando li vedi arrivare sorridi, belli e abbondanti, non le micro porzioni che sono tanto "trendy" e tanto mi infastidiscono. A mezzogiorno nel menù ci sono molte proposte gustose e ben presentate con un menu a 8€, per esser in centro è sbalorditivo, infatti è sempre stracolmo. Meglio arrivare un attimo prima dell'ora di punta per trovare posto.


Il posto è rilassato e accogliente le pareti hanno mattoni a vista e soprattutto se mangiate con le mani nessuno vi guarda male, anzi sono ben felici di porgervi il bavaglione salva camicia! Con la bella stagione ha aperto un ampio cortile interno dove mangiare al fresco per un attimo di relax. Direi un ottimo locale dove l'astice è ottimo e alla portata di tutti. Approvato!

Via Caretto 4 Milano
Tel 02.91676747
Mezzogiorno 8-20€ Sera 25€ a piatto

venerdì 5 giugno 2015

Pizza fritta per "far fuori" tutti gli avanzi

So già che i cultori della pizza mi odieranno ma nei miei giri al supermercato mi sono imbattuta più e più volte in strani impasti per pizza, perché diciamocelo, non tutti hanno il tempo di attender che l'impasto lieviti. Così mi sono messa a sperimentare un po'di prodotti e per quanto riguarda la pizza fritta con l'impasto pronto viene che è una meraviglia. Non avrei mai pensato ma è così. Parlo degli impasti semiartigianali, la pasta per pizza che vendono nella vaschetta bianca o nei sacchetti, non quella già stesa!!! Si lascia una quindicina di minuti all'aria ed è pronta all'uso! Nella pizza cotta al forno qualche differenza si percepisce ma nella pizza fritta no.
E' la classica ricetta ideale per "far fuori" gli avanzi, la pizza fritta si può vestire in mille modi, potete usare quelle due fette di prosciutto rimaste in frigo o quel formaggio che sta per scadere e che buttarlo è un peccato e quel sugo di pomodoro che è troppo poco per condire la pasta.
  

500 g di pasta per pizza per circa 8 pizzette:
  • 500 g di pasta pronta per pizza
  • sugo cotto di pomodoro, quello che vi è avanzato dagli spaghetti della sera prima è perfetto
  • parmigiano o pecorino grattugiato
  • origano secco (ne ho preso al supermercato uno di Pantelleria che è insuperabile!)
  • sale
  • olio per friggere 

Prendete 50-80 g d'impasto per volta e stendetelo grossolanamente, allargatelo bene e quando avrà una forma ovale mettetelo a friggere nell'olio ben caldo. Vedrete che si gonfierà in un attimo, attendete che sia bello dorato e appoggiatelo sulla carta da cucina per assorbire l'olio. A questo punto non si deve far altro se non vestire la pizza fritta con quello che si vuole. Qui l'ho preparata con sugo di pomodoro, parmigiano e origano, ma non fatevi intimidire dalle ricette più classiche, osate senza timore e ricordate che potete anche tagliarla a metà come fosse un panino e farcirla.

giovedì 28 maggio 2015

Buffalo wings piccantissime spiegate passo a passo

Ora che ho cominciato con le ricette piccanti sarà difficile fermarmi... Metterei peperoncino ovunque, il cioccolato al chilly mi incanta e un sugo al pomodoro senza peperoncino mi intristisce.
Le Buffalo wings sono quelle cose a cui non riesco a resistere, felice e contenta le mangio sporcandomi irrimediabilmente tutta la faccia. Pensavo e che fossero estremamente complicate da preparare ma mi sbagliavo di grosso. Sono anche un piatto furbo da preparare quando ci sono tanti amici perché si possono scaldare in un attimo. Il massimo è servirle con un Margarita o una birra gelata.
Oltre alla ricetta qui sotto troverete sulla pagina Fb e cliccando qui affianco la ricetta video spiegata passo a passo che ho realizzato per DeabyDay così da levare ogni dubbio sui passaggi che possono risultare ostici o poco chiari ma che in realtà semplici.


Per 4 pers:
  • 800 g di ali di pollo
  • 40 g di burro
  • 2-3 cucchiai salsa piccante ( Sriracha Hot Chilly Sauce, super super piccante un po'agliosa, la mia preferita)
  • crème fraiche
  • olio per friggere
Il primo passaggio è il più noioso, tutto il resto poi sarà semplicissimo. Con un coltellino bisogna dividere in 3 parti le ali, non è una questione di forza, bisogna capire dove incidere. Separata la prima ala le altre sono uno scherzo.
Senza infarinare e senza aggiunta di altri ingredienti bisogna friggere le alette in olio bollente fino a quando saranno belle dorate, non abbiate paura a lasciarle un attimo in più a friggere. Attenzione che a volte la pelle scoppietta e può schizzare l'olio caldo. L'ideale è mantenere una certa distanza dalla pentola e usarne una con dei bordi alti.
Quindi preparate la salsa facendo sciogliere il burro e aggiungendo la salsa piccante, non deve cuocere ma solo amalgamarsi bene.
Cospargete le alette di salsa e fatele "asciugare" in forno per 10 min a 100°C. Se dovete prepararne tante friggetele anche qualche ora prima e al momento buono cospargetele di salsa e scaldatele nel forno.
Come salsa per semplificare uso della creme fraiche ma nel link del video trovate una deliziosa crema al gorgonzola che può esser una gustosa alternativa.

giovedì 21 maggio 2015

Polpette di melanzana vegan e salsa spicy

Osservavo il mio frigo e mi chiedevo cosa fare di una melanzana spaiata non più perfettamente soda ma ancora buona, così ho pensato alle polpette di melanzane vegane. Le melanzane sono veramente molto versatili e un ottimo sostituto della carne in molte preparazioni. Dalle cotolette di melanzane, che mi fanno impazzire, alle polpette o agli involtini.
Servono solo una melanzana, del pangrattato e dell'olio per friggere, sono perfette per un aperitivo o per secondo raddoppiando le dosi.
La ricetta è molto semplice ma come in ogni ricetta sono i dettagli che fanno la differenza. Ho cercato di spiegarla veramente passo a passo senza omettere nulla.


Per 10-12 polpettine:
  • 1 melanzana viola allungata di dimensione media
  • 2 cucchiai di pangrattato più un po' per la panatura
  • sale
  • olio per friggere
  • salsa piccante facoltativa
Scaldate il forno a 200°C e ricoprite una teglia con della carta da forno per evitare di sporcarla durante la cottura. Lavate la melanzana, eliminate l'estremità con il verde e fate qualche incisione sulla melanzana per favorire la cottura.
Mettetela in forno senza alcun condimento per 30 min circa, fino a quando avrà perso tutta la consistenza, a volte serve un pochino di più, dipende dalla melanzana...
Passatela sotto l'acqua fredda per raffreddarla rapidamente, serve qualche minuto. Se l'esterno è freddo l'interno può esser ancora caldo, fate attenzione.
Spelate la melanzana e strizzate la polpa in modo da eliminare quasi tutta l'acqua, meglio la strizzate meno pangrattato servirà per le polpette.
Frullate la polpa e aggiungete il pangrattato e un pizzico di sale. Il pangrattato serve per dare un po'di consistenza alle melanzane, per riuscire a farne delle palline, aggiungetelo gradualmente. A questo punto si possono aggiungere anche delle erbe o delle spezie, sta a voi.
Una volta fatte delle palline con circa un cucchiaio d'impasto ciascuna passatele nel pangrattato avanzato per avere una leggera panatura esterna.
Scaldate l'olio e friggete le polpette fino a quando saranno dorate. Servitele calde o fredde indifferentemente con un po' di salsa piccante.

martedì 12 maggio 2015

I miei 5 ristoranti preferiti dove mangiare Dim Sum a Milano

Ora che avete la ricetta giusta per i Dim Sum, tutti gli accorgimenti del caso, spero vi sia venuta voglia di assaggiarli e magari non avete tempo di cucinarli.
Ecco a questo proposito una mia personale selezione di posti certificati dalla sottoscritta in cui non resterete assolutamente delusi. Partiamo dai più raffinati per arrivare ai più caserecci, ce n'è per tutti i gusti! In comune hanno il fatto che i ravioli sono preparati al momento e sono i miei locali del cuore quando si parla anche di cucina cinese in senso più ampio.

Dim Sum Ph Matteo Barro
DIM SUM: Senza dubbio il tempio milanese del Dim Sum, lo dice anche il nome... La cucina è a vista e vi consiglio di soffermarvi qualche istante a osservare le mani esperte dei cuochi che preparano un'infinità di ravioli diversi e le mille vaporiere in cottura. E' veramente affascinante. Nel menu ci sono più di 15 varianti di Dim Sum, quindi è d'obbligo concentrarsi su una degustazione ben fatta: al vapore, alla griglia, fritti e in tutte le loro forme. Sono una gioia per gli occhi e per il palato. Il resto del menu è altrettanto interessante. L'ambiente è molto diverso dai soliti ristoranti cinesi a cui siamo abituati, è moderno e elegante, degno di una grande metropoli asiatica.
DIM SUM Via Nino Bixio 29 Tel 02.29522821

BON WEI: Lacche rosse e cucina cinese d'alto livello. La selezione dei ravioli ricopre i classici e sono fatti con grande precisione e maestria. Questo è il posto giusto anche per l'anatra alla Pechinese e per sorseggiare il tè. Controllate il calendario delle serate a tema e delle ricorrenze, ci sono menù a prezzo fisso veramente interessanti! La tradizione e la ricerca si uniscono in una cucina classica ma con tocchi contemporanei.
BON WEI Via Castelvetro, 16/18 Tel 02.341308

Dim Sum Ph Matteo Barro
DOU ASIAN PASSION: All'ingresso del locale vedrete preparare tutti i ravioli al momento, All'interno arredi moderni, luci soffuse e un'ottima varietà di Dim Sum creativi. Da provare quelli al maiale e tartufo nero, pollo e curry gialli, carne e cima di rapa, oltre alle proposte del giorno. Fatevi guidare dai camerieri in un percorso di Dim Sum ben ideato e non ve ne pentirete!
DOU ASIAN PASSION Piazza Napoli 25 Tel 02.49636318

LON FON Qui la porzione base è da sei pezzi e i Dim Sum di carne alla griglia sono il must. L'ambiente è molto amichevole e pulito. Rita, la padrona del locale vi ricorderà di aggiungere un poco d'aceto alla salsa di soia per gustarli al meglio. Ottime anche le verdure "senza cuore" saltate con un pizzico di zenzero. Qui potete ordinare anche l'anatra pechinese ma va prenotata per tempo.
LON FON Via Lazzaretto, 10 Tel 02.940 5153
Dim Sum Ph Matteo Barro
LO'S: Il legame con questo posto è quasi affettivo direi, mi sono nutrita qui per buona parte dell'università e quando il frigo langue è una delle migliori scelte rapporto qualità prezzo.
E' un posto estremamente alla mano. Cercate di superare le apparenze e mi ringrazierete. Qui i Dim Sum sono caserecci e gustosi. Evitate le ore di punta e fate take away, ordiate al telefono per non dover rimanere in coda troppo a lungo. Il maiale in agrodolce che fanno qui è il mio preferito e anche gli gnocchi di riso meritano.
LO'S Via Mercato 14 Tel 02 8646 0944

mercoledì 6 maggio 2015

Il Mercato del Duomo, il nuovo tempio delle golosità milanesi: perché andarci e cosa assaggiare.

Era tempo che Milano aspettava un posto del genere e in concomitanza con l'apertura di Expo ha aperto i battenti il Mercato del Duomo.
Sono stata all'anteprima per capire e carpire i segreti di questo luogo incredibile. Le basi ci sono tutte: una location storica nel cuore pulsante di Milano, un genio dell'architettura contemporanea, un colosso dell'alimentare, un'università del gusto, tanta ricerca e molti cervelli brillanti.
Parafrasando una superficie di 5000 m di solo cibo e affini, ideata dall'architetto Michele De Lucchi e il mix di Autogrill, Compagnia Alimentare e l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.
Varcata la soglia ci si trova in un cortile milanese coperto, essenziale e raffinato, con delle scale mobili che portano al cuore dell'edificio, girando attorno all'imponente scultura bronzea di Adam Lowe. Già solo la scultura vale la visita, credetemi. Si tratta di un ulivo di quattrocento anni riprodotto fedelmente con uno stampo, simboleggia la nostra cultura mediterranea e spinge i visitatori dalle radici alle fronde nella scoperta del Mercato del Duomo.


Al primo piano, il mio preferito (se anche voi amate cucinare capirete perché), si trova una sorta di mercato al coperto che raggruppa tra i suoi banchi delle eccellenze artigianali gastronomiche veramente degne di nota. Il banco della Frutta porta il nome di Abbascià (che più e più volte mi ha salvato negli shooting fotografici trovandomi l'ingrediente impossibile!), la panetteria è quella di Grazioli di Legnano che non credo necessiti di alcuna presentazione (impareggiabile il pane di Carlo Alberto con le noci e le acciughe del Cantabrico!), il banco macelleria e salumeria sono della storica macelleria Gavazza di Asti, famosa per i buoi piemontesi (provate la salsiccia di manzo cruda e mi ringrazierete). Il banco dei formaggi vede affiancate La Casearia Carpenedo con Sogni di Latte per poter offrire il meglio dei latticini da nord a sud (assaggiate l'Ubriaco d'amore, fidatevi del nome). Per terminare la gastronomia piemontese Falcone riconosciuta come "eccellenza Artigiana" e le torte biologiche di C'era una torta.
I personaggi di questi banchi fanno la differenza, parlare con loro è il vero plus di questo posto. Scoprite i metodi di produzione, gli ingredienti e le tradizioni, chiedete qualche consiglio e assaggiate i prodotti guidati da loro, solo così potrete apprezzare pienamente tutto ciò che c'è dietro a quello che vi sembra solo un prodotto.


Sempre al primo piano c'è la "chicca" del Mercato: L'Ovo bar! Un bar che serve uova in tutte le loro declinazioni, dal dolce al salato, dalla prima colazione alla sera, con uova fresche allevate a terra dall'azienda Agricola Bargero.
Salendo al secondo piano si entra nella vera e propria parte della ristorazione con ristoranti tematici creati per esaltare al meglio le materie prime: l'angolo dei cibi di strada, la pasta fresca, la frutta e l'immancabile forno e wine bar.
Al terzo piano aprirà il ristorante laboratorio di Niko Romito, che mi incuriosisce non poco, ma serve ancora un po'di pazienza. Per finire degnamente il tour del Mercato e per avere una visuale mozzafiato sul Duomo è possibile accedere direttamente dal primo piano del Mercato alla Terrazza Aperol.
Le cose da vedere e scoprire sono tantissime, il mio consiglio è andateci e fatevi guidare negli assaggi dai maestri del gusto e ditemi che ve ne pare.

Mercato del Duomo
Aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 22.00

martedì 28 aprile 2015

Disquisizioni e astuzie sui Dim Sum, i buonissimi ravioli cinesi

Tempo fa avevo pubblicato la ricetta dei Dim Sum (la trovate qui) e da qui è cominciata una vera e propria mania. Ho provato mille modi diversi per fare il ripieno, l'impasto e altrettante chiusure dei ravioli.
Quello di oggi più che un post è una summa di piccoli trucchi che nessuna ricetta vi svelerà mai per fare i Dim Sum.
Partendo dalla pasta: per cominciare le prime volte è meglio prepararla un po' più spessa in modo che non tenda a rompersi. La pasta che non utilizzate subito tenetela sotto della pellicola trasparente perché si secca velocemente e lavorarla è molto, molto più complicato.

I ravioli si prestano a mille ripieni ma i classici alla carne per me restano impareggiabili! Nel tempo ho realizzato che preparando un ripieno con cavolo cinese tagliato sottile, metà carne di maiale e metà carne di manzo il risultato è più leggero ma il gusto resta ottimo. Il trucco per render più buono il ripieno è una piccola grattata di zenzero, oltre alla soia e al porro. Un goccio d'aceto di riso (anche di vino bianco va bene) nella soia d'accompagnamento è assolutamente d'obbligo perché sgrassa un pochino.
La vera complicazione di questa ricetta è chiudere i ravioli! A questo proposito esiste una macchinetta a dir poco geniale che aiuta in questa operazione: si mette la pasta pretagliata, un cucchiaio di ripieno, si chiude e il gioco è fatto! In alternativa armatevi di pazienza e chiudeteli a mano uno a uno. Dopo qualche tentativo saranno quasi perfetti! Un pochino d'acqua può aiutare a fare aderire meglio i lembi di pasta, ma se ne usate troppa è l'esatto contrario, un disastro! 
Dal 2011 qualche progresso nella chiusura dei Dim Sum l'ho fatto! ;)
Durante la cottura questi ravioli tendono a ingrandirsi parecchio e soprattutto a incollarsi. La soluzione è cospargere con un sottile velo d'olio i cestelli di bambù e lasciare sempre un po'di spazio tra i ravioli. Per il resto basta una pentola con acqua (controllate che non finisca mai o brucerete il pentolino) su cui appoggiare il cestello e attendere che il suo vapore cuocia i ravioli. I ravioli sono pronti quando la pasta nella zona di chiusura, che resta sempre più spessa, sarà ben cotta. Controllate sempre sacrificando un raviolo che anche il ripieno sia ben cotto.
Quando aprite il cestello per controllare non fatevi ingannare dal fatto che è in bambù e quindi non scotta troppo, ricordate che dentro è pieno di vapore ed è bene proteggere le mani dal calore.

A questo punto con la ricetta giusta e tutti gli accorgimenti del caso siete pronti a lanciarvi nel mondo dei Dim Sum senza alcun timore!

mercoledì 22 aprile 2015

Succo detox carota, mela, pompelmo e zenzero

Levatemi tutto ma non i miei centrifugati! Con il cambio di stagione sto cercando di mantenere il proposito di bere più liquidi e assumer più vegetali. Come avrete notato nei post precedenti mi sono data all'arte dell'estrattore e della centrifuga. Basta scegliere dell'ottima frutta e verdura e il gioco è fatto! Non c'è nulla di complicato e il risultato è sempre gustosissimo!
Ogni mattina cerco d'inventarmi un estratto diverso per cominciare la giornata. Carota, mela, pompelmo e zenzero è una delle ricette preferite di questi giorni. E' un mix leggermente acido (la mela e la carota contrastano il pompelmo) perfetto per cominciare la giornata con grande energia!


Per 2 bicchieroni:

  • 2-3 carote
  • 2 mele verdi tipo golden
  • 1 pompelmo medio
  • 1 pezzettino di zenzero
Preparate tutta la frutta e la verdura prima di cominciare a estrarre o a centrifugare.
Spelate le carote e tagliatele in pezzetti grossi. Tagliate le mele in quarti. Sbucciate il pompelmo e dividetelo in spicchi. Tagliate un pezzettino di zenzero a piacere.
Inserite la frutta e la verdura o nella centrifuga o nell'estrattore e otterrete istantaneamente il succo.
Consumatelo subito per trarre giovamento da tutti i sali minerali e le vitamine appena estratte, non lasciatelo ossidare.

giovedì 16 aprile 2015

Bab, il miglior kimbab coreano di Milano!

Non credo girerò tanto attorno alla questione: adoro questo posto!
La cucina coreana è una delle mie preferite, la trovo gustosa, mai banale e molto molto salutare, solo che spesso la quantità d'aglio è proibitiva...
Qui da Bab in Brera propongono dei piatti leggeri, non eccessivamente piccanti e soprattutto non agliosi. Il fiore all'occhiello di questo posto è ovviamente il kimbab. Per dirla in parole povere (spero che gli amici coreani mi scuseranno) è un rotolone tipo sushi con fuori l'alga e dentro riso e tanti ingredienti tendenzialmente cotti che si presta a molteplici gustose varianti e reinterpretazioni.


In questo piccolissimo locale tutto rivestito di legno, caldo e accogliente si può decidere di fare take away o rimanere a gustare le pietanze sul posto.
Alla prima visita Jin (come dice lui Jin come Gin-tonic ma con la J) vi accoglie come se foste di casa con grande educazione e allo stesso tempo grande simpatia e disponibilità.
Segue una breve spiegazione per capire come orientarsi nel mondo del kimbab e si sceglie se provarne 4, 8 o 12 e poi i diversi tipi preparati quel giorno. Anche ramen e noodle sono cucinati con grande dovizia, in questa stagione preferisco i noodle, in quelli con la carne potrete apprezzare meglio le speciali cotture e marinature coreane. Il tè verde è servito alla temperatura giusta e in grandi tazze ristoratrici.
Le materie prime sono super selezionate: la carne di manzo è piemontese e le verdure sono di prima scelta. Se capitate nel giorno giusto potreste trovare il kimchi (mia grandissima passione) appena preparato e soprattutto non scordate di chiedere la tessera fedeltà!

Bab
Via San Marco 24 (Brera), Milano
Tel. 02 8342 2356
Da Lunedì a Sabato 12.30-15.00 18.30-22.00
Pranzo o cena indicativamente 15 €

martedì 14 aprile 2015

Latte di mandorla fatto in casa, ideale per i picnic!

Sono entrata a tutto titolo a far parte degli appassionati di frullati ed estratti fatti in casa. Così mi sono lanciata in una nuova ricetta che mi ha dato immense soddisfazioni: il latte di mandorle.
Il latte di mandorla è un prodotto che fino a oggi ho acquistato nei supermercati biologici a carissimo prezzo, ma si può preparare a casa semplicemente con mandorle, acqua e un frullatore.
E' una bevanda molto nutriente e contiene tantissime sostanze che fanno bene all'organismo come ferro, calcio, sali minerali e vitamine, ovviamente tutto dipende dalla qualità delle mandorle utilizzate.

Il latte di mandorla è perfetto per i picnic!
Per 1 litro di latte di mandorla:
  • 1 litro d'acqua naturale
  • 100 g di mandorle fresche sgusciate e spelate
Mettete le mandorle in una bacinella, copritele con dell'acqua e fatele riposare per qualche ora, l'ideale sarebbe per una notte.
Scolate le mandorle e mettetele nel frullatore (meglio il blender) con un paio di bicchieri d'acqua, frullate fino a ottenere una preparazione densa e cremosa.
Se preferite un latte di mandorla perfettamente filtrato ci si può organizzare come per filtrare il brodo: con un colino a maglia fine e un panno di cotone. Se invece vi piace un latte più granuloso e nutriente basta un colino a maglia fine.
A seconda dei casi mettete la crema nel colino o appoggiate prima il panno. Assicuratevi di aver posizionato un contenitore sotto al colino per non far danni. Versate lentamente l'acqua naturale sulla crema, così otterrete il latte di mandorla.
Conservatelo in frigorifero e servitelo fresco, dura tranquillamente un paio di giorni.


Un'altra opzione ugualmente valida è frullare solo le mandorle e poi aggiunger l'acqua al composto, facendo riposare il tutto per un paio d'ore fino a quando si creerà il latte di mandorle. Poi si può filtrare o lasciar la bevanda così.

*Potete aumentare la quantità d'acqua se vi piace una bevanda più liquida o se preferite potete diminuirla e fare una bevanda più densa e cremosa.

sabato 11 aprile 2015

Per il 18-19 Aprile non prendete impegni, arriva Vivere con gli Animali!

Il prossimo week end torna per la quarta edizione della manifestazione sulla vita in campagna e gli animali che amo di più: Vivere con gli Animali!
L'anno scorso era la primissima volta che partecipavo e non avrei mai pesato di assistere alla gara di canto del gallo o all'agility rabbit! Sì, i conigli che fanno salto a ostacoli accompagnati dai loro padroncini. Pensare che è una vera disciplina che non ha nulla da invidiare all'agility dog. Mentre i galli si sfidavano nell'arte canora per conquistare un'affascinante gallina. Poi c'era il falconiere con il suo bambino, già piccolo falconiere a sette anni. C'era la banda, il calessino, i cantastorie, i lama, le pecorelle nane, i cavalli più immensi che abbia mai visto, l'asinello albino, i gamberi d'acqua dolce e quelli decorative. Le colombine, i gufi, le civette, i conigli nel loro castello, le cavie con le più strane acconciature mai viste e le galline più bizzarre di sempre! Ma questo era solo l'anno scorso... 

Il bellissimo parco della Fondazione Bussolera Branca dove si terrà la manifestazione. 
Questa volta le attrazioni saranno molte di più e come sempre la manifestazione sarà APERTA A TUTTI e INTERAMENTE GRATUITA!!! L'anno scorso mi sono divertita talmente tanto che questa volta ho deciso di metterci un pizzico del mio zampino.
Il programma è fittissimo e gli animali da conoscere sono sempre di più! Questa volta ci saranno anche i buoi scozzesi, quelli marrone col pelo lungo. Ci saranno i cani da pastore che mostreranno a tutti la loro abilità nel metter le pecore nel recinto, ci sarà una scuola di aquiloni organizzata dalla Compagnia dei colori e una classe di pittura all'aria aperta.
A grande richiesta ci saranno le Librofiabe della Fatina Alessina, adatte a grandi e piccini. Si potrà esplorare il parco a piedi o a bordo di un calessino trainato dai cavalli o dai buoi da tiro. Ci sarà musica dal vivo per tutta la giornata. Ci saranno anche gli alpaca della Cascina Rossago allevati con grande amore dai ragazzi autistici dell'associazione e la dimostrazione di salto a ostacoli del Centro Ippico Erbatici

Agility rabbit!!!!
La fiera si terrà a Mairano di Casteggio, alla Fondazione Bussolera Branca nelle giornate di Sabato 18 e Domenica 19 Aprile dalle 9.00 alle 19.00.
Da Milano in 50 minuti circa si arriva comodamente alla fiera.
L'intera manifestazione è dedicata a grandi e piccini e i quadrupedi sono benvenuti!
Tutte le info tecniche e il programma potete trovarli sul sito della Fondazione Bussolera Branca o Le Fracce.

SIETE TUTTI INVITATI


giovedì 9 aprile 2015

Il martedì l'aperitivo si fa in cascina! Un Posto a Milano...

E' primavera e la voglia d'aria aperta, scampagnate e piccole fughe dalla città è sempre con me. Ma c'è una soluzione a questa voglia d'evasione e stranamente non prevede il lasciare la città...
L'aperitivo in cascina! Scordate cocktail dai nomi impronunciabili e godiamoci finalmente degli autentici salumi artigianali, fatti come si deve accompagnati da buoni vini italiani, il tutto in un contesto amichevole e rilassato. La Cascina Cuccagna è un luogo semplice e rilassante dove staccare mentalmente, per una serata si può pensare di esser altrove.


L'aperitivo agricolo del martedì si chiama Pani e Salami e ogni settimana ci sono dei prodotti nuovi da gustare. I prossimi prossimi appuntamenti saranno: i Classici, gli Stagionati, i Tradizionali.
Io sono stata martedì a provare i salumi Tradizionali e oltre alla bontà dei prodotti mi ha sorpreso il rapporto qualità prezzo 5€ per focaccia, salumi e calice di vino. Non male per esser a un passo dal centro di Milano! Se poi avete ancora un po'd'appetito, nel ristorante lo chef Cavallaro firma dei piatti molto interessanti, classici ma con un quid in più. La parmigiana di verdure resta la mia preferita, anche se il petto d'anatra non è affatto male e se la gioca con pane e panelle.
Il tutto è dog & baby friendly !

 Un Posto a Milano - Cascina Cuccagna
Via Cuccagna 2 angolo Via Muratori
Tel. 02 5457785
Dal Martedì alla Domenica dalle 10 all'1.00 di notte

mercoledì 8 aprile 2015

Curry vegan di ceci. Pronto in pochi minuti!

Sono una fan dichiarata dei ceci in ogni loro forma, che altro dire?
Dalle salse, alle creme, ai falafel i ceci non hanno rivali. Motivo per cui in cucina è sempre bene tenere una scatola di ceci precotti, pronti per ogni emergenza o per ogni attacco di fame.
La ricetta di oggi è molto semplice, è un'esplosione di sapori e non richiede nessuna abilità in cucina. Si può preparare il giorno prima per il seguente, è un piccolo jolly da usare quando si è a corto d'idee per pranzo e in più è vegan.


Per 2-4 pers:

  • 200 g di ceci precotti
  • 10 pomodorini di Pachino
  • mezza cipolla bianca o dorata
  • 500 ml d'acqua
  • 2 cucchiai di curry medio
  • 2 cucchiai d'olio extravergine d'oliva
  • un pizzico di sale
Tagliate la cipolla a fette sottili e cuocetela con l'olio in padella a fuoco dolce fino a quando non è trasparente.
Intanto tagliate i pomodorini a metà e uniteli alla cipolla, versate mezzo bicchiere d'acqua e continuate la cottura per qualche minuto.
Quando sia le cipolle che i pomodorini avranno perso la loro consistenza aggiungete i ceci scolati dalla loro acqua.
Ora è il momento del curry, mischiate bene e unite l'acqua rimasta. Continuate a cuocer per una decina di minuti, se serve sale aggiungetelo alla fine.
Se volete potete usare i ceci come contorno o utilizzarli per condire un riso tipo basmati.

mercoledì 1 aprile 2015

Deliziose chips di melanzane Barcellona style

Ieri sera sfogliavo le foto del compleanno di qualche anno fa di una mia adoratissima amica e mi sono tornate alla mente queste chips di melanzana. Il bar dove le preparano è il Bar Lobo di Barcellona un posto carinissimo dove fanno tapas di ogni genere, anche piuttosto fantasiose.
Qui servono le chips su un piatto, leggermente salate e cosparse di miele. Io le preferisco solo con il sale ma anche col miele hanno il loro perché...

Per 4 pers:

  • 1 melanzana allungata grande
  • olio per friggere
  • sale
Tagliate la melanzana il più sottile possibile con una mandolina. Tamponate le melanzane con la carta da cucina per assorbire più acqua possibile. E' sufficiente questo accorgimento, non serve passarle sotto sale.
Quindi scaldate bene l'olio, provate con un pezzettino di melanzana per vedere se l'olio è effettivamente caldo. Friggete poche melanzane per volta perché basta un attimo per passare da melanzana dorata a bruciata.
Mettete le melanzane tra due fogli di carta da cucina per assorbire l'olio della frittura.
Cospargete le chips di sale e servitele tiepide.

mercoledì 25 marzo 2015

Gnocchi di riso con asparagi, carote, bambù e l'ingrediente segreto

Vi sarete resi conto che da qualche tempo mi sto dedicando a sperimentare la cucina etnica.
La trovo particolarmente interessante perché permette di conoscere ingredienti nuovi e strane cotture che poi si possono utilizzare in quella più casalinga.
L'ingrediente più interessante scoperto in questi anni è senza dubbio la salsa d'ostriche. Lo so, la prima reazione è di orrore e la prima domanda riguarda il prezzo. Ebbene è una salsa un po'viscosa, a vedersi quasi uguale alla salsa di soia dolce, il sapore sicuramente lo conoscete già se siete appassionati di cucina asiatica, ma semplicemente non sapevate che era quella salsa a legare ed esaltare i sapori. In Asia è talmente usata che il prezzo è poco superiore a quello della salsa di soia.


Per 4 pers:
  • 320 g di gnocchi di riso secchi
  • 12-15 asparagi
  • 4-5 carote 
  • una latta di germogli di bambù (si trovano già tagliati e pronti all'uso nei supermercati etnici)
  • 1 cucchiaio di salsa d'ostriche
  • 2 cucchiai d'olio di semi (o d'oliva ma non troppo intenso)
Fate bollire dell'acqua non salata e cuocete per circa 20 minuti gli gnocchi di riso secchi fino a quando si saranno ammorbiditi completamente. Se doveste trovarli freschi bastano 8 minuti.
Potete sfruttare la stessa pentola per cuocer gli asparagi. Il tempo approssimativo per bollire gli asparagi è tra i 15 e i 18 minuti.
Spelate le carote e tagliatele di una dimensione simile agli gnocchi di riso.
Mettete l'olio in padella, o meglio ancora in un wok, e saltate fino a quando saranno cotte ma ancora un po'croccanti.
Levate gli asparagi dall'acqua bollente e tagliateli a pezzi.
Scolate gli gnocchi e metteteli in padella con tutti gli altri ingredienti, saltateli aggiungendo la salsa d'ostriche e quando tutto è avvolto da un sottile velo di salsa servite.  

venerdì 20 marzo 2015

Felice a Testaccio, che altro dire?!

Avevo sempre solo sentito parlare di Felice a Testaccio per la sua cacio e pepe e l'amatriciana.
In una trasferta romana ho chiesto a voi amici del web, appassionati di cucina e palati sopraffini, e tra mille consigli utili su dove andare e cosa fare Felice era la costante di tutti i vostri messaggi, commenti e mail.
Avevate ragione! Su tutto! Su ogni singolo tonnarello, ogni bucatino, ogni carciofo e ogni puntarella!
Ammetto che è un pochino fuori dalle solite zone che i turisti bazzicano, però ci si arriva in un attimo e il quartiere è veramente interessante e vivo, verace!


Mi immaginavo questa trattoria molto più grezza ma è quasi, dico quasi, sofisticata tutta bianca e nera.
Il menù è un concentrato di delizie romane, o meglio di tutte le cose buonissime romane che avresti voglia di mangiare, non ne manca una. Dalle paste tradizionali, all'abbacchio, alle immancabili polpette al sugo. Immaginatevi un qualunque piatto romano e qui lo troverete preparato nella sua versione migliore!
Non per nulla dal 1936 dopo il Colosseo, il Pantheon e i Fori Imperiali, è una delle mete imperdibili.
Prenotare è d'obbligo e, come mi ha suggerito un amico romano, bisogna andarci verso le 13, non dopo e neanche la sera perché per una buona cacio e pepe c'è bisogno di tempo e poca confusione.
Direi che cacio e pepe, amatriciana e puntarelle sono i must, se dopo un antipasto e un primo, viste le porzioni, sarete in grado di affrontare anche il secondo godrete di tutta la mia stima!


Piccola nota sulle puntarelle: qui hanno una salsina sensazionale e si arricciano come non capita mai a Milano, nonostante acqua e ghiaccio... I miracoli della città eterna!

Via Mastro Giorgio 29
Tel. 065746800
Aperto tutti i giorni, prenotare assolutamente!
20-30 € circa a persona

lunedì 16 marzo 2015

Raita ai cetrioli a modo mio

Il Raita è una ricetta semplicissima alla base della cucina indiana. E' quella salsa che al ristorante indiano ti salva se per sbaglio ti sei avventurato verso un curry troppo piccante. Armati di pane indiano, naan, e intingi nella salsa fino a riprender l'uso del palato. 
Esistono mille versioni di raita ma la più diffusa è con i cetrioli. Ognuno la prepara a modo suo, non c'è una ricetta esatta. C'è chi utilizza i cetrioli con la buccia, altri li spelano e altri ancora li cospargono di sale, come per lo tzatztiki, per far perder l'acqua. 
Questa è la ricetta che mi ha mostrato anni fa un'amica indiana, sentiti libero di modificarla a piacimento come è giusto che sia.


Per 4 pers:
  • 1 cetriolo
  • 125g di yogurt bianco intero o magro non fa differenza (un vasetto)
  • un pizzico di cumino in polvere
  • un cucchiaio di coriandolo fresco tritato
  • sale
Spela il cetriolo e taglialo in pezzetti, lo spessore è indifferente, io preferisco avere un minimo di consistenza sotto i denti.
Aggiungi lo yogurt, il cumino, il sale e il coriandolo tritato e mischia tutto.
Servi subito in abbinamento a un piatto di curry.

lunedì 9 marzo 2015

Insalatona con arance, avocado e finocchio

Si comincia a mangiare un piatto con gli occhi e il colore è ciò che mi attrae di più. Frutta e verdura sono l'ideale per creare delle insalate allegre con dei gustosi contrasti.
Il rosso delle arance, il verde dell'avocado e il bianco del finocchio ravvivano qualunque noiosa giornata di lavoro.
Per chi come me non ha molto tempo per far la spesa è utile sapere che le arance e i finocchi tenuti in frigorifero durano veramente tanto e si prestano a mille usi.


Per 1 pers:
  • 1 arancia
  • 1/2 avocado
  • 1 finocchio piccolo o mezzo grande
  • succo di mezzo limone
  • Sale
  • Pepe
  • Olio extra vergine d'oliva
Sbuccia l'arancia e tagliala a rondelle di mezzo centimetro. Taglia mezzo avocado maturo in pezzetti e subito cospargilo con il succo di limone per non farlo annerire.
Taglia il finocchio a fette sottili, ti consiglio di usare la mandolina o un tagliaverdure. Non buttare le estremità verdi del finocchio ma utilizzale come condimento.
Termina l'insalata con sale, pepe e olio.

lunedì 2 marzo 2015

La vera focaccia di Recco? A Milano? In Brera da Vianson!

La vera focaccia di Recco? A Milano?! Ecco le domande che la stragrande quantità degli amici mi ha fatto mentre raccontavo che ha aperto in Brera un piccolo locale molto curato dove, udite udite, fanno la focaccia di Recco! E anche pizzata e farinata, se per questo.
Increduli e curiosi mi hanno chiesto più e più volte se era vero e se effettivamente era buona come quella di Recco, perché al mare tutto è più buono e in città perde gusto.
Invece la focaccia di Vianson, Giorgio per gli amici, è decisamente buona. Non sono la sola a sostenerlo, anche Visentin c'è capitato prima di me e con me concorda.


La ricetta per la focaccia è estremamente semplice ma quello che la contraddistingue sono gli ingredienti freschi e di qualità. La farina Manitoba per assicurare elasticità all'impasto, una crescenza vaccina acidula al punto giusto da far gioire le papille gustative e dell'olio extravergine d'oliva ligure leggermente pungente. Tutto il resto è arte e tradizione o magia se preferite.
La focaccia qui a Milano si fa vanitosa e si veste in diversi modi, con pomodoro, olive, capperi e alici si trasforma in pizzata. Altrimenti s'accompagna con il pesto ottenuto dal basilico di Prà, il più prezioso e profumato, o con degli affettati selezionati.


Il posto è semplice e accogliente, rilassante sia per i colori che per il personale non invadente ma disponibile. Se non sapete chi è Giorgio lo riconoscerete subito per il suo spiccato accento genovese o lo vedrete assaggiare la focaccia appena sfornata dicendosi da solo che lui è il suo migliore cliente.
La focacceria può essere una soluzione simpatica per un aperitivo in Brera un po'diverso dal solito, infatti qui propongono delle ottime etichette di vini Biodinamici in abbinamento a ogni focaccia.
Se passate di lì fatemi sapere che ne pensate!
Dimenticavo, fanno anche consegna a domicilio.

Via Mercato 3, Milano (Brera)
Tel. 02.87070351
Aperto dal Lunedì al Sabato 12-15 18-23
Focaccia al formaggio a partire da 4 €

venerdì 27 febbraio 2015

Kintsugi: l'arte della riparazione e dell' imperfezione

Questo non è un post strettamente gastronomico ma sono convinta che potrà dare nuove idee e soluzioni a tutti gli appassionati di cucina.
Cucino ergo spesso mi capita di rompere dei piatti... Buttarli mi sembra un peccato oltre che un grandissimo spreco.
Nel tempo ho cercato d'aggiustare i piatti sbeccati o rotti cercando di mascherare le crepe, fino a scoprire l'antica arte giapponese del Kintsugi.
Il Kintsugi o Kintsukuroi è l'arte di riparare la ceramica (o romperla apposta per poi ripararla) con l'oro, per creare qualcosa di unico, ancor più bello nella sua imperfezione. L'utilizzo dell'oro rende questi oggetti ancor più preziosi e i disegni irregolari creati dalle crepe sono irripetibili. Dalla rottura può nascere bellezza.
Quest'arte è poi una vera e propria filosofia secondo cui le nostre imperfezioni e le cicatrici ci rendono unici, l'unicità è ciò che ci contraddistingue ed è parte del nostro fascino, senza cercare di imitare canoni estetici o modi di essere che non ci appartengono. 


Ora sto divagando, ma tornando alla mera riparazione degli oggetti che ci piacciono, online esistono mille kintsugi kit, dei cofanetti con colla e glitter dorato per sistemare i vostri piatti, al loro interno è disponibile anche un materiale con cui colmare le parti andate letteralmente in frantumi.
Non so ancora padroneggiare il kintsugi alla perfezione ma vi assicuro che la versione col glitter non è così complicata e il risultato finale è abbastanza soddisfacente.

lunedì 23 febbraio 2015

Cos'è il juicing e come funziona?

In America e Inghilterra è esplosa la juicing mania, la moda dei succhi freschi di verdura e frutta. 
Si tratta di succhi estratti a freddo che conservano tutte le proprietà benefiche dei vegetali, ideali per degli snack sani durante la giornata o dei veri periodi detox.
I succhi che cominciano a trovarsi sul mercato italiano sono incredibilmente cari, ma basta una centrifuga o un estrattore per prepararsi a casa dei succhi veramente salutari e gustosi.
Sui libri di juicing che ho letto è sempre evidenziato il fatto che con i succhi è possibile assumere le vitamine e i sali minerali di molti più frutti o verdure rispetto a quelli che assumeremmo in forma solida. Quindi è un ottimo modo per integrare nella propria dieta quotidiana delle sostanze fondamentali per l'organismo e un modo gradevole per tenersi idratati.
Non sono una nutrizionista ma vi assicuro che un buon succo è un ottimo modo per cominciare la giornata.


Per due bicchieri di succo detox:
  • 1 mela Fuji
  • 1/2 finocchio
  • qualche foglia di cavolo nero
  • radice di zenzero a piacimento
Tagliare la mela in quarti e il finocchio in pezzetti. Inserire gli ingredienti nella centrifuga o nell'estrattore.
Se preparate il succo con la centrifuga consumatelo subito, prima che gli ingredienti si ossidino, mentre se usate l'estrattore il succo durerà più a lungo, sarà possibile conservarlo in frigo per mezza giornata.

Non spaventatevi per il colore verde, è dato dal cavolo nero. Dà un buon sapore al succo che altrimenti sarebbe troppo dolce. Provatelo!

domenica 15 febbraio 2015

Andrea Berton a Identità Golose porta in scena la pasta "rigenerata"

Andrea Berton, uno degli chef più interessanti del panorama gastronomico italiano, all'undicesimo congresso d'Identità Golose presenta in due ricette il suo personale metodo di cottura della pasta.
Lo chef, cresciuto nelle cucine del Maestro Gualtiero Marchesi è un grande appassionato delle tecniche di cottura e degli elementi base della cucina, come il brodo, di cui ha fatto la sua firma, tanto da sviluppare un menu chiamato "A Tutto Brodo".
Per le sue creazioni utilizza una pasta secca monograno cotta per circa il 40% e abbattuta a -30°C con un filo d'olio. Successivamente è sufficiente rigenerarla in un sugo o un brodo, portando a termine la cottura.


I piatti presentati al congresso erano accomunati dalla presenza del porro e della pasta.
La prima ricetta è un rigatone ai frutti di mare, un'interpretazione singolare di un piatto a dire dello chef spesso maltrattato. La base del piatto è creata con una maionese di pesce e prezzemolo partendo da una riduzione di brodo di pesce e una salsa al prezzemolo, il tutto emulsionato con olio d'arachidi.
Le conchiglie (cozze, vongole e fasolari) sono aperte in tre pentole differenti d'acqua bollente e subito raffreddate nel ghiaccio e separate dal mollusco.
La pasta è rigenerata in brodo di pesce e olio direttamente in padella. Poi il piatto è assemblato unendo tutti gli elementi e terminato cospargendo ogni rigatone di polvere di porro, per dare un profumo di griglia.


La seconda ricetta sono delle conchiglie con liquirizia, germogli di lenticchia e porro in brodo.
Le conchiglie, come nella ricetta precedente sono surgelate, pronte da rigenerare.
La crema di liquirizia con cui sono riempite le conchiglie è creata con una base d'olio e latte di soia frullati fino alla giusta consistenza. Il brodo di porro, la particolarità del piatto, è ottenuto arrostendo il porro con olio, poi coperto con acqua e ghiaccio, cotto per un paio d'ore e decantato.
I germogli di lenticchia crescono nel ristorante, quando raggiungono le due settimane sono pronti da saltare con olio e sale. La pasta è fatta rinvenire nel brodo di porro, poi il piatto viene assemblato senza brodo e solo durante la presentazione finale è aggiunto.


Una curiosità legata alla pasta: Berton nella stagione dei pomodori prepara una salsa frullando i pomodori crudi e servendo questo semplice piatto di pasta dopo il dessert, come dire è sempre il momento di un piatto di pasta!