martedì 13 dicembre 2016

Sol Levante: la miglior degustazione di sushi misto di Milano

Se volete provare un sushi di quelli che vi rimangono impressi nella mente e che rendono felici le papille gustative per qualche giorno dovete provare il ristorante Sol Levante.
E' un micro sushi-bar in Porta Venezia dove ci sono sì e no venti coperti di cui meno della metà al bancone. Prenotate sempre un paio di giorni prima altrimenti sarà tutto pieno e vi offriranno il turno delle 19,30.
L'ideale è andare in due al bancone, in quattro vi metteranno a un tavolo e perderete buona parte dello spettacolo. In cinque non provateci nemmeno.


Qui si viene per la degustazione di sushi, non è economica ma vale fino all'ultimo centesimo. La degustazione completa è attorno ai 38€ e ne esiste una ridotta sui 20€.
Si comincia con un melanzana marinata (forse il pezzo che mi ha stupito maggiormente), per poi passare dal calamaro intagliato e scottato al momento. Poi è la volta del salmone con l'erba cipollina, pesce bianco (se non sbaglio era sgombro) e yuzu, gambero e bottarga, branzino e shiso, semi-ventresca appena scottata, un altro pesce bianco che potrebbe esser branzino con erba cipollina, gambero crudo con tartare di gambero rosso e cappasanta flambé. Per chiudere in bellezza un gunkan con salmone, uova di salmone, tuorlo di quaglia, olio al tartufo ed erba cipollina. Non credo servano altre parole per descrivere la meraviglia di questa degustazione realizzata e servita pezzo a pezzo direttamente dallo chef.
La cosa che ho amato particolarmente di questo sushi misto è l'alternanza di nighiri molto tradizionali ad altri più creativi ideati senza snaturare la materia prima e impreziositi da piccoli tocchi innovativi.
Se poi non siete sazi il chirashi è una gioia per gli occhi, è uno dei più ricchi e meglio impiattati che abbia visto. La selezione di uramaki misti è un'idea carina da condividere perchè è composta da otto pezzi, due pezzi per diversa tipologia.
Un buon sushi si riconosce oltre che dal pesce anche dalla tempura e questa è impeccabile, credetemi.

Sol Levante
Via Lambro 11
Zona Porta Venezia, Milano 
0245476502
Chiuso Domenica

giovedì 1 dicembre 2016

Come pulire il melograno senza sporcare tutta la cucina?

Come pulire il melograno sembra una domanda banale ma la risposta è piuttosto complessa soprattutto se non volete sporcarvi da capo a piedi, cucina compresa.
Il melograno è un frutto strettamente connesso con la simbologia di moltissime civiltà e in generale è un frutto che porta fortuna e contiene molta vitamina C. Che siate scaramantici o salutisti c'è sempre una ragione per portarlo in tavola!
Esistono svariati modi per pulirlo ma negli anni ho elaborato un mio metodo semplicissimo e abbastanza veloce. Il segreto per pulire il melograno non è altro che cercare di non schiacciare o incidere i suoi semi.
Per pulire il melograno serve un coltellino dotato di una punta aguzza e una ciotola capiente, il resto del lavoro si può fare a mani nude.


  1. Incidete il lato del melograno con la punta del coltello cercando di incidere solo la pelle.
  2. Incidete il frutto in modo longitudinale per creare degli spicchi.
  3. Sfruttando la punta del coltello alzate la pelle del melograno fino a scoprire i semi rosso granato.
  4. Poco a poco sgranate con le mani facendo una leggera pressione sui semi, gradualmente si staccheranno. Esauriti i semi esterni passate all'interno staccando le parti bianche, buttatele perché legano la bocca. Noterete come il melograno al suo interno è diviso in spicchi regolari. Capito come son disposti i semi sgranarli sarà ancora più semplice!
Una vola sgranato potete usarlo per mille ricette dolci e salata o anche per farne una spremuta con la centrifuga o l'estrattore.

giovedì 24 novembre 2016

Come preparare le tortillas in casa nel modo più semplice?

Con farina, olio, acqua e sale in un attimo potete preparare delle tortillas spettacolari, che faranno impallidire quelle del supermercato. Tanto la farina in casa c'è sempre come l'olio e il sale. Ci mettete di più ad andarle a comprare che a realizzarle! 
Le potete usare per tutti i vostri piatti messicani ma anche se vi dovessero mancare le piadine o il pane, queste tortillas sono delle degne sostitute. 
Questa ricetta è il seguito della precedente ma nulla vieta, anzi, di riempire le tortillas a vostro piacimento!


Per 6 tortillas:
  • 250g di farina 00
  • 100 ml d'acqua
  • 50 ml d'olio d'oliva o di semi
  • 5g di sale fino
Preparate una ciotola capiente e versate tutti gli ingredienti insieme, in una prima fase mischiateli con una forchetta, quando l'impasto inizia a prender forma impastatelo a mano per qualche minuto. Se la ciotola lo permette potete impastare anche dentro la ciotola con una sola mano vista l'esigua quantità di pasta. Quando vi sembrerà bella elastica, create una palla e avvolgetela con la pellicola o nella carta d'alluminio. Fate riposare per un 20 minuti circa.
Lavorate un attimo l'impasto, lo percepirete leggermente più umido. A questo punto dividete la pasta in sei palline uguali. Spargete un leggero velo di farina sul piano di lavoro e con l'aiuto di un mattarello stendete la pasta cercando di ottenere dei cerchi di circa 15cm di diametro, dopo la prima tortilla sarete molto più veloci a stender l'impasto.
Scaldate una pentola antiaderente e quando sarà bella rovente mettete a cuocere una tortilla. Il tempo di cottura varia ma almeno un minuto abbondante per lato serve sempre. Se l'impasto è ben fatto vedrete che poco alla volta si gonfierà (la prima tortilla ha sempre qualche problema ma le altre si gonfieranno, statene certi!). Se si gonfia avrete la certezza che dentro si sta cuocendo alla perfezione. Quando entrambi i lati sono coloriti deponete la tortilla su un piatto e procedete con le altre. Poco a poco quella sul piatto si sgonfierà prendendo l'aspetto di tortilla vera e propria.

domenica 20 novembre 2016

Tortillas vegetariane con zucca, feta, melograno e salsa spicy

Cercare di cucinare con gli ingredienti di stagione è sempre l'idea migliore. Se a questo si decide di unire i trend gastronomici del momento si è a cavallo!
Non so se avete notato ma è esplosa la Messico-mania o almeno a Milano è arrivato questo strano fenomeno. Se fino a qualche anno fa la cucina messicana era vista non troppo bene e la qualità era scarsa, ora il popolo dei foodies ha decretato esser estremamente cool magiare tacos e burritos. Meglio così perché replicare a casa queste ricette è semplicissimo. Se potete state alla larga dai kit messicani da supermercato e provate a cucinarvi tutto in casa.
Se siete di corsa potete usare delle tortillas pronte (tranquilli nella prossima ricetta realizzeremo insieme le tortillas fatte in casa) ormai ne esistono moltissimi tipi e si trovano quasi ovunque.

Per 2 persone:
  • 4 tortillas
  • 1/2 zucca mantovana (500g circa)
  • 1 melograno maturo
  • 250 g di feta o di qualunque altro formaggio vi piaccia
  • panna acida facoltativa
  • coriandolo facoltativo
  • salsa piccante facoltativo (io amo molto la sriracha)
  • 1 lime facoltativo

Tagliate la zucca a fette e cuocetela in fono a 180°C per circa 30 minuti fino a quando è morbida, ovviamente più sottile la tagliate prima cuoce. Non impazzite a rimuover la buccia, non appena la zucca sarà cotta si riuscirà comodamente a staccare.
Mentre la zucca è in forno, sgranate il melograno (sto preparando un tutorial anche su questo argomento ostico) o se siete pigri prendetelo già pronto, non c'è differenza.
Sbriciolate la feta con le mani, il risultato è più accattivante e naturale rispetto ad avere dei cubetti nel piatto. Dividete tutti gli ingredienti in diverse ciotoline. Tritate il coriandolo ma tenete presente che in Italia non piace a tutti. Tagliate il lime in due. Poco prima di portare in tavola scaldate le tortillas così saranno belle calde. Semplicemente mettete in tavola gli elementi e lasciate ai vostri amici il divertimento di assemblare il tutto.
Spesso uso un pochino di panna acida perché rende più cremoso al palato il piatto. Una spruzzata di lime e un po'di salsa piccante danno più autenticità al sapore.
Questa più che una ricetta è un suggerimento di abbinamento, potete sostituire con tutti gli elementi che desiderate o semplicemente potete aggiungere altre delizie per rendere il piatto più ricco, liberate la fantasia.

lunedì 14 novembre 2016

Toys for chef: come scegliere i coltelli più adatti per cucinare

Mi rendo conto che a molti la scelta dei coltelli sembrerà un argomento strano per un blog di cucina, considerate che la preparazione prima della cottura di un piatto determina per almeno metà la riuscita dello stesso.
Il taglio degli ingredienti è una componente importantissima, quindi scegliere gli utensili adatti è fondamentale se volete migliorare le vostre prestazioni in cucina.
Non serve avere mille coltelli nei cassetti, basta scegliere quelli giusti per voi.
Le differenze sono determinate dalla funzione, dal materiale, dal prezzo.
Partiamo dal più punto più semplice il prezzo: un set completo di coltelli da chef non vi renderà uno chef stellato ma come un coltello economico e senza lama vi renderà la vita molto più complicata. Cercate il giusto compromesso tra prezzo e qualità che fa al caso vostro. Ribadisco che bastano tre coltelli per semplificarvi la vita e non dovrete più acquistarne per almeno un ventennio.
Di materiali ce ne sono in abbondanza e continueranno a essercene di nuovi. I più comuni sono acciaio e ceramica. Consiglio sempre quelli d'acciaio rispetto alla ceramica perché hanno vita più lunga. Il coltello di ceramica è magnifico fino a quando non vi cade e si spezza metà o come ho visto fare a scuola di cucina s'incastra in qualche ingrediente duro per poi rompersi, col rischio di farsi male. Quindi può esser l'ideale nelle mandoline ma per i coltelli i metalli sono meglio. Inoltre affilare un coltello in metallo è molto più semplice.
Potete trovare anche l'acciaio damascato che è magnifico, per intendersi fa quell'effetto visivo mimetico ma si tratta di utensili un po'cari come le lame che arrivano da Toledo. Esiste anche il titanio ma i prezzi s'innalzano notevolmente. I coltelli asiatici sono in genere ottimi quelli giapponesi hanno la particolarità di avere la lama solo su un lato e il taglio risulta molto preciso anche se poi affilarli è complicato, serve una pietra speciale. Gli stessi artigiani che facevano le spade per i samurai oggi sono quelli che realizzano i coltelli per gli chef. 


Di tipi di coltelli ne esistono tantissimi, ma per un uso domestico basta uno piccolo tipo spelucchino e un santoku (i primi due che vedete nel disegno). Lo spelucchino serve per tutti gli ingredienti piccoli e il santoku è un coltello di derivazione giapponese che pur essendo abbastanza compatto va bene sia per verdure che carne e volendo pesce, è un jolly. Se cucinate spesso il pollo può esser utile una mannaia anche se le prime volte che si usa fa impressione. Fate grande attenzione al coltello per sfilettare il pesce perché la lama è molto flessibile e statisticamente è quello con cui ci si taglia più spesso. Il coltello per disossare può servire se vi avventurate nell'acquisto di un tacchino intero altrimenti si può evitare. Fondamentale è investire su una buona forbice di quelle che si possono smontare per lavare bene. L'unica lama seghettata che vi consiglio in cucina è quella per il pane, tutte le altre rovineranno gli ingredienti a cui state lavorando e se mai vi venisse in mente di tagliare la cipolla con il coltello seghettato preparatevi al doppio delle lacrime.
La manutenzione dei vostri utensili è un altro aspetto da evidenziare, affilate i coltelli spesso e non metteteli mai e poi mai in lavastoviglie. E ricordatevi che un bravo chef custodisce gelosamente i suoi utensili, ne ha grande cura e non li presta a nessuno per nessuna ragione.

mercoledì 9 novembre 2016

Saketeca Go, un angolo di Giappone vero a Milano

La Saketeca è uno dei posti che preferisco per fare due chiacchiere in tranquillità e massimo relax. E' un locale curato e sobrio dove la sostanza è la cosa fondamentale: ottimi sake, drink a base di sake e piccoli piatti preparati con maestria. Unite questo alla gentilezza del personale e al fatto che i cani sono benvenuti, avrete tutti gli ingredienti per renderlo uno dei posti che frequento di più.
Qualche tempo fa qui sorgeva il ristorante Nozomi, dello stesso proprietario, che ora si è ingrandito e spostato qualche via più in là in via Calvi e resta il mio ramen restaurant di riferimento.
Qui hanno creato un concetto simile alla nostra enoteca ma applicandolo al sake (bevanda alcolica giapponese ottenuta dal riso fermentato), ne troverete di tutti i tipi sia caldo che freddo, il più pregiato. E' possibile scegliere tra la bottiglia intera o il singolo bicchiere per poter spaziare tra i diversi sake. La lista dei cocktail tipicamente giapponesi è molto interessante, potete veramente trovare tutti quelli che assaporereste in un bar a Shibuya. Per chi è un po'più restio alle novità c'è anche una selezione di vini piccola ma ben impostata. 


La cosa che preferisco è la scelta del bicchiere per il sake, si può pescare da una scatola il preferito, l'indecisione è sempre grande, sono tutti bellissimi e diversi tra loro.
Se si vuole, ma non è obbligatorio, si possono assaggiare dei piatti tipo tapas giapponesi in abbinamento al sake (e strano ma vero nessuno vi starà col fiato sul collo appena finito il vostro drink). Non sono porzioni abbondanti quindi se si vuole anche cenare qui almeno due piattini sono da ordinare. Ogni piattino si aggira tra i 7-12€, sono ben congeniati e il menu varia spesso. I fritti sono sempre croccanti e tra i piatti giapponesi ne spunta qualcuno che strizza l'occhio alla cucina italiana.
Provate la Saketeca e sappiatemi dire. Consiglio di riservare perché il locale è piccolo e gli affezionati sono parecchi.

Photo credits Midori Hasuike
Viale Piave 5
Milano 20129
0276015120
Chiuso Martedì, amici a quattro zampe benvenuti

mercoledì 2 novembre 2016

Vienna: piccola guida per godersi al meglio la città in un week end

In ogni stagione Vienna è la città ideale per un week end all’insegna di cultura, buon cibo, shopping e relax.
In autunno Vienna risplende di luci e addobbi natalizi e sotto Natale sembra il paese delle favole.
E’ una delle città più semplici al mondo da girare, quasi tutte le attrazioni si concentrano all’interno del Ring, che delimita il cento e per buona parte è zona pedonale. Se volete viziarvi fate un giro in carrozza, tra le antiche vie immutate nel corso dei secoli, non è caro e ci si può rilassare.
Prima di fare i vostri programmi tenete a mente che la domenica è quasi tutto chiuso tranne i musei e qualche ristorante.


Non potete andare a Vienna senza vedere il museo di Sissi, anche se vi imbatterete in lei ovunque dai quadri, agli accendini e cioccolatini, il suo mito resta ed è ancora la sovrana indiscussa della città. Il suo museo è all’interno di una zona di Hofburg, il palazzo imperiale. In un’altra ala troverete la scuola di equitazione spagnola, dove addestrano da secoli i cavalli Lipiziani, gli spettacoli sono tutti i giorni nelle scuderie coperte. Assicuratevi di prenotare i biglietti per tempo.
Per quanto riguarda i musei c’è veramente l’imbarazzo della scelta: il Kunstthistorisches è molto vario e si passa dall'arte egizia a quella classica. Il museo del tesoro della corona Schatzkammer dove dicono sia conservata la corona di Carlo Magno. Il Mumok, appena fuori dal Ring nella zona dei musei espone arte contemporanea e molte installazioni interessanti. Per gli appassionati del genere anche il museo di Storia Naturale è qualcosa di speciale. Si potrebbe continuare l’elenco all’infinito ma credo che questi siano più che sufficienti.


Se volete sentirvi parte di Vienna dovete andare al caffè e quelli imprescindibili sono: Demel nonché il mio preferito (cliccate qui per leggere il post che gli ho dedicato), il Sacher dove hanno inventato la famosa torta anche se per me è troppo turistico e il Café Sperl luogo di ritrovo di tutti i letterati e gli intellettuali di un tempo. Il caffè del Burggarten è all’interno di una magnifica serra con palme e piante tropicali e con la neve l’effetto è estremamente contradditorio. Inoltre qui si trova la statua di Mozart con tanto di aiuola con chiave di violino. Ovviamente assaggiate la Sacher e chiedetela con la panna, nessun vero viennese ne farebbe mai a meno. Nei caffè preparano anche degli ottimi lunch con Wienerschnitzel, Gulash o zuppe varie. La cosa che amo di più è l’atmosfera che si respira tra tavolini di marmo e sedie di velluto. I ristoranti viennesi indicativamente servono gli stessi piatti dei caffè più altri a base di carne e di selvaggina, molto nutrienti e abbondanti.  Il bollito, la sella di capriolo o cervo, sempre la wienerschnitzel, quasi sempre si trova la trota e altri pesci d’acqua dolce. Immancabili i wurstel preparati in mille modi diversi. Patate e crauti accompagnano quasi ogni piatto. In questa città amo andare anche per birrerie, sono meno formali dei ristoranti ma si mangia altrettanto bene come al 7 Stern Braeu. La più famosa Wienerschnitzel la trovate da Figlmuller. In linea di massima i migliori ristoranti a basso tasso di turisti li trovate appena usciti dal Ring.


Nella zona del palazzo imperiale c’è l’imperdibile negozio Plankl, famoso per i loden e l’abbigliamento tirolese, è uno spettacolo, fateci un giro anche solo per curiosità. Li vicino vi imbatterete in mille piccoli antiquari e negozi di vetro. Nei week end il mercato delle pulci è divertente e il Naschmarkt, il mercato alimentare è molto allegro e colorato.
Vienna è anche sinonimo di musica e Mozart, se non volete pagare il biglietto per un concerto la miglior alternativa è andare a sentire la domenica mattina la messa cantata con musiche di Bach e Mozart all’Augustinerkirche. Spesso le chiese a Vienna sono il luogo di splendidi concerti grazie alla perfetta acustica che posseggono. Per una gita fuoriporta si può andare a Schonbrunn, la residenza estiva degli Asburgo e perdersi tra le mille stanze del palazzo e nei suoi incredibili giardini. Se desiderate un po'di campagna fate come i viennesi che si recano in piccole taverne tra le vigne a degustare il vino novello. Sono entrambi programmi che suggerisco se state in Austria almeno tre giorni. Per un week end toccata e fuga godetevi con calma la città.

mercoledì 26 ottobre 2016

Cum grano salis: usare il sale giusto per render speciale ogni piatto.

Se in cucina esistono le mode in assoluto il sale è una delle maggiori in questo periodo.
Per fare i fighi in cucina non basta più lo scalogno, fidatevi passate al sale!
Tutto è cominciato una decina di anni fa con la mania di tutti i buon gustai del Fleur de Sel della Camargue sulle carni. La leggenda vuole che i fiori di sale si creino a causa del forte vento che soffia incessantemente in questa regione francese. Si tratta di un sale piuttosto fine e meno salato del tradizionale sale iodato che viene raccolto a mano con speciali attrezzi in legno, definito da molti chef "il caviale del sale".
Ora siamo arrivati al boom del fenomeno di sale colorato per natura o dopo i più diversi trattamenti, spesso questi prodotti sono più simili ai sali da bagno che non a quelli da tavola e visivamente sono di grande impatto.

Ne esistono veramente centinaia, io vi parlerò delle tipologie più comuni, quelle che trovate anche nella mia cucina:

Il Sale Rosa dell'Himalaya: questo particolare sale è un sale marino fossile di 250 milioni d'anni che si trova solo in due miniere alla pendici dell'Himalaya, dove anticamente sorgeva un oceano, viene raccolto a mano e direttamente confezionato. Le sue proprietà sono leggermente diverse dai sali comuni, si differenzia per il colore e un sapore meno iodato, è molto più delicato. Da quel che leggo sull'etichetta pare esser miracoloso: ricco di 84 sali minerali e oligo elementi che compongono il corpo umano, prezioso per il nostro equilibrio e per rimuover le scorie che accumuliamo anche assumendo sali da cucina industriali... Ve lo consiglio sia sulle carni che sui pesci, è veramente ottimo con tutto, promettetemi solo di usarlo sempre e solo come sale grosso. E' il più comune nei ristoranti, dove spesso lo abbinano al tonno scottato o in tutti i piatti a cui vogliono dare un tono.

Il Sale affumicato al legno di Faggio: come potete capire anche da soli è un sale che deve il suo colore al fatto di esser affumicato. Il motivo per cui l' ho acquistato è che ha esattamente lo stesso profumo delle trote che affumicavo con mio nonno dopo aver passato dei pomeriggi a pescar alla Mosca. Lo so, sono una sentimentale... Ha un gusto veramente speciale, provatelo anche nelle vellutate di verdura per avere subito l'effetto comfort food.



Sale Blu di Persia: è un sale fossile che si trova solo in alcune miniere dell'Iran, è un po'speziato e decisamente più salato degli altri che uso comunemente, usatelo con parsimonia. Solo alcuni grani nelle confezioni presentano un'evidente colorazione, gli altri sono leggermente azzurri. Basta il nome per rendere il piatto più sofisticato e appetitoso.

Sale Rosso Hawaiano: è il sale con cui tradizionalmente salano o conservano i cibi alle Hawaii, a differenza degli altri è un sale che ha origini vulcaniche. Il sale asciugandosi su delle particolari argille di colore rosso ne assorbe sia il colore che le proprietà, infatti ha una concentrazione di ferro che è circa cinque volte quella dei sali comuni. Perfetto per le carni ed i pesci grigliati.

Ora vi starete chiedendo chissà quanto costeranno questi sali? Non più di un paio di euro a confezione e si trovano in quasi tutti i supermercati. Durano moltissimo e potete usarli anche per fare delle decorazioni. E poter dire al posto di Costata alla Griglia, Costata alla Griglia con Sale Blu di Persia è tutta un'altra storia! Impariamo dagli chef a valorizzare i nostri piatti quotidiani con dei piccoli accorgimenti.

martedì 13 settembre 2016

Cos'è il matcha e come si prepara?

Il matcha è uno speciale tè verde giapponese molto pregiato, le cui foglie prendono pochissima luce e sono colte a mano, trattate e ridotte in polvere. Il mondo di questo tè è estremamente vasto, cercherò di dare le informazioni base, per chi volesse approfondire suggerisco di recarsi in un negozio di tè qualificato o leggere dei libri sul tema.
A vedersi è verde brillante e la consistenza è simile a quella della farina. Ricco di antiossidanti e proprietà benefiche ha trovato mille usi in cucina e pasticceria, sia per il suo sapore dolce-amaro e le sue proprietà coloranti.
In realtà trova il suo uso principale nell'antichissima cerimonia giapponese del tè. Una cerimonia con dei rituali millenari e grande simbolismo, molto coinvolgente e allo stesso tempo complessa, servono anni prima di poterla padroneggiare.
Non vi preoccupate è possibile preparare il matcha a casa in poco tempo e senza nessuna difficoltà!


L'ideale sarebbe avere una ciotolina abbastanza ampia, come si può vedere nel disegno e nelle foto. Ovviamente di tè matcha, ne esistono di mille qualità, se potete cercate di prenderne di media/buona qualità, lasciando i tipi più economici alla pasticceria. Di solito viene venduto in contenitori cilindrici che lo proteggono dall'aria e dalla luce, per preservarne le caratteristiche. Se lo trovate in busta o sfuso vi consiglio di acquistare una scatolina.
Strumento fondamentale è il chasen, un frustino in legno di bambù che serve per mescolare il tè, la cosa straordinaria è che proviene da un unico pezzo di bambù. Spesso è venduto assieme a un cucchiaino di bambù che serve da dosatore della polvere. Se non avete il frustino potete usare una piccola frusta da pasticcere o una forchetta ma non ditelo a nessuno perché qualunque strumento oltre il chasen è considerato inadatto.


Preparare il matcha è molto semplice: per prima cosa preparate l'acqua, ogni matcha ha una temperatura ideale che si aggira tra i 60-80°C, chiedetela al momento dell'acquisto. Un'acqua troppo calda rovinerebbe il tè esaltandone l'amaro. Se notate che la vostra polvere ha qualche grumo potete setacciarla. Prendete la dose di un cucchiaino circa e aggiungete pochissima acqua. Cominciate a mischiare con il frullino cercando di eliminare tutti i grumi e disciogliere bene la polvere. L'ideale sarebbe fare dei movimenti a forma di otto piuttosto veloci, così da produrre una leggera schiuma. Poi aggiungete poco a poco il resto dell'acqua e continuate a mescolare. Quando sarà tutto verde uniforme sarà pronto.
Non si zucchera e non si aggiunge latte, si gusta un dolcetto giapponese molto zuccherato prima di sorbire il tè in modo da percepire meno l'amaro.
Cavalcando il fenomeno del matcha ora si trovano in giro il cappuccino al matcha, il matcha latte e mille altri prodotti che nulla hanno a che vedere con la preparazione classica però provateli per curiosità perché sono piuttosto buoni.

mercoledì 20 luglio 2016

Tempo di basilico: ecco come si prepara il pesto fresco da Peck!

Ricevo un invito tanto inaspettato quanto gradito: assistere alla preparazione del pesto da Peck come unica ospite. L'entusiasmo è grande e la curiosità ancor maggiore, un po'come il sogno di andare alla fabbrica di cioccolato di Willy Wonka che hanno tutti i bambini.
La mattina dedicata al pesto comincia presto quando ancora i battenti di Peck sono chiusi, c'è la trepidante attesa per l'arrivo del basilico fresco direttamente dalla Liguria, coltivato apposta per il negozio, colto e spedito al volo a Milano in modo che mantenga tutto il profumo e il gusto.
Intanto nei sotterranei c'è fermento, tutto deve esser pronto: i pinoli tostati, il Parmigiano Reggiano Dop stagionato 18 mesi e il pecorino grattugiati. Tutto l'occorrente per preparare 350 kg di pesto preparato e pesato.


Il procedimento è semplicissimo: il basilico, i formaggi, i pinoli, un pizzico di sale e un po'di ghiaccio per esser sicuri che il basilico mantenga il suo colore brillante e che non si ossidi o surriscaldi. Visto le grandi quantità non è possibile usare mortaio e pestello, ma c'è una macchina ingegnosa, la stessa con cui sotto Natale si fa il famoso paté. Durante la preparazione si controlla più volte la consistenza del pesto e appena il prodotto è pronto viene messo all'interno di speciali contenitori e abbattuto di temperatura così che si mantenga alla perfezione. senza conservanti. Solo all'occorrenza si termina la preparazione aggiungendo l'olio extravergine d'oliva e qualche pinolo per aggiunger croccantezza.
Nell'aria aleggia un profumo di basilico potentissimo e all'assaggio il pesto ha un gusto ricco e potente, viene voglia di mangiarlo a cucchiaiate.
Tutti gli appassionati di pesto e gli amici liguri si saranno accorti che tra gli ingredienti non compare l'aglio. Semplicemente non rientra nella ricetta perché a noi milanesi piacciono i gusti più delicati.


Oltre a essere una grande opportunità per vedere come si realizza il pesto da Peck, conoscere chi c'è dietro il prodotto è ancora più interessante. Il signor Paolo, con il suo camice immacolato è a capo del laboratorio da più di vent'anni e con i suoi aiutanti è il depositario di tante ricette tradizionali. Con perizia e fermezza fa in modo che tutti seguano i processi di preparazione rendendo il tutto il più efficiente possibile, ma allo stesso tempo trova anche il tempo di spiegarmi tutti i passaggi e qualche piccola curiosità.
Se volete assaggiare questo pesto di Peck si trova sia in vaschetta nel negozio sia al ristorante a insaporire dei gustosi piatti. Spesso io lo metto sulla focaccia al formaggio o lo uso per impreziosire le bruschette estive, oltre alla trofia o alla trenetta il pesto ha veramente mille usi!

martedì 28 giugno 2016

l migliori gelati di Milano tra classici e novità!

La questione più dibattuta di questa stagione è: dove si mangia il migliore gelato a Milano?
La risposta non è semplice, per soddisfare le preferenze di tutti potrei arrivare tranquillamente a 30 gelaterie straordinarie in città. Ho deciso di restringere il numero a 5 classici più 3 novità assolutamente da provare!

Senza dubbio la mia preferita per il gelato al pistacchio di Bronte un po' salato e molto molto cremoso, pensate che preparano tre varianti di pistacchio diverse! Negli ultimi anni è arrivata ad avere sei punti vendita in tutta la città, è uno dei rari casi in cui la qualità è rimasta elevatissima.

Non servono molte presentazioni, più della metà degli amici che ho intervistato sul gelato ha come gelateria preferita Massimo, qui si ritrovano gli appassionati del cioccolato in tutte le sue mille sfaccettature.

Alias il baracchino dei gelati della Stazione Centrale, questa gelateria insospettabile dal 1937 è il ritrovo di tutti i golosi prima di un viaggio in treno. E' un indirizzo un po'segreto da veri milanesi. Guardando la stazione si trova sul lato destro e si riconosce per gente in coda.
Qui si viene per i gusti di gelato tradizionali, se volete qualcosa di trendy questo non è il posto per voi ma se amate i gelati artigianali fatti come una volta sicuramente apprezzerete!
C'è la possibilità di mangiare il gelato nella brioche e una delle specialità è la granita siciliana.

Una gelateria molto piccola è il mio punto di riferimento per i gelati creativi, assaggerete abbinamenti di gusti sorprendenti e sorbetti molto interessanti. In più la proprietaria ha studiato pasticceria al Cordon Bleu come me e l'alta pasticceria applicata alla gelateria vi assicuro che dà risultati intriganti.

Con un'apertura due anni fa in via Spadari, la via del "gusto" per eccellenza di Milano, questa gelateria si distingue dalle altre per una ricerca sulle materie prime capillare e viene dato grande risalto alle eccellenze italiane declinate poi in gelato.
E' il posto ideale per gli amici vegani e intolleranti al lattosio ci sono molte proposte gustose e certificate.  


Per quanto riguarda le novità, in città c'è sempre grandissimo fermento ad oggi le mie preferite sono:

Monaka
Più che un Food Truck è un vero e proprio carretto dei gelati, rivisitato in chiave giapponese e lo stesso vale per il gelato. I gusti tradizionali ci sono ma qui ha senso prendere il gelato al Matcha, agli azuki, o al sesamo nero. La pallina di gelato è messa tra due cialde giapponesi di farina di riso e il tutto è servito in una bustina. L'ideale per tutti gli appassionati del Sol Levante.
Il modo più semplice per trovare questi gelati in movimento è controllare su Facebook gli spostamenti del carretto.

Peck e il Peckarello
Una delle novità più simpatiche della stagione è il Peckarello, un gelato sullo stecco creato dai pasticceri dello storico Peck declinato in 8 variazioni, con uno sguardo non solo al gusto ma anche al cromatismo. Buoni da mangiare ma anche molto belli da vedere! Da provare mango e lime ricoperto da cioccolato bianco e scorzetta di lime o sorbetto di fragoline e cioccolato bianco.

Pavé Gelati & Granite
A seguito del successo della pasticceria i ragazzi di Pavé hanno deciso di aprire una piccola gelateria in pieno centro con pochi gusti e la volontà di proporre un gelato leggero. Alcuni dei gusti riprendono le specialità della loro pasticceria ma il cambiamento e la ricerca sono costanti così ogni settimana c'è qualche novità da assaggiare.

venerdì 6 maggio 2016

Come si prepara il porridge?

Il porridge è un piatto per il brunch, è un alimento così fondamentale nella cucina inglese che quando nei galeoni diretti verso il Nuovo Mondo veniva razionato o terminava (si parla di qualche annetto fa) i marinai insorgevano ferocemente, quindi occhio a finirne le riserve!
Come si prepara il porridge? Cos'è?
Per intendersi è semplicemente avena cotta con l'acqua o il latte o metà e metà. Niente di più.
Partendo da questa base si possono creare mille ricette sia dolci che salate. E' uno di quei cibi che classificherei come comfort food, dà un'immediata sensazione di benessere e placa egregiamente i morsi della fame fino all'ora di pranzo.


Per una persona:
  • 40 g di fiocchi d'avena (ci mette meno a cuocere, è l'ideale per la prima colazione)
  • 300 ml d'acqua o latte o metà di ciscuno
Mettere l'avena e il liquido che avete scelto (latte o acqua) nel pentolino, attendete che cominci a bollire quindi mischiate per 2 minuti e quando l'avena avrà assorbito tutto servite. La giusta consistenza è né troppo liquida né troppo collosa.
A questo punto non resta che accompagnare con gli ingredienti che più amate.
In questa ricetta ho aggiunto lamponi, pistacchi a pezzetti, polline e miele d'acacia.
Non so quante volte mi sono ustionata la lingua con il porridge quindi attendete che non sia rovente prima di gustarlo.
In primavera ed estate potete provarlo anche a temperatura ambiente.

martedì 12 aprile 2016

Come cucinare le meringhe? Trucchi e astuzie per prepararle senza problemi!

Per qualche motivo tutti sono terrorizzati dal cucinare le meringhe. Oggi il mio intento è spiegare la ricetta semplicemente.
Facciamo subito chiarezza: esistono tre tipi di meringa e quella che interessa a noi è la francese.
La ricetta per una teglia è 100g di albume e 200g di zucchero, semplicemente si usa il doppio dello zucchero rispetto all'albume.
Si può scegliere di usare solo zucchero semolato per un sapore leggermente caramellato o metà zucchero semolato e metà zucchero a velo per una meringa con un impasto più omogeneo. Personalmente uso solo zucchero semolato perché spesso non ho lo zucchero a velo sotto mano.


Per prima cosa scaldate il forno statico a 110°C.
Dividete i tuorli dagli albumi facendo attenzione a non lasciare tracce di tuorlo negli albumi o non monteranno.
Mettete gli albumi in una ciotola e iniziate a montarli con le fruste elettriche, quando cominciano a prender volume aggiungete circa metà dello zucchero, poi gradualmente unite tutto quello rimasto.
Continuate a fare andare le fruste fino a quando l'impasto meringa sarà voluminoso e bianco.
Alcuni usano qualche goccia di limone per lucidare l'impasto delle meringhe, è facoltativo.
Mettete l'impasto in una sacca da pasticcere con il beccuccio e sulla teglia ricoperta con la carta forno create le vostre meringhe. E' importante che abbiano tutte la stessa misura così da cuocer nello stesso tempo.
Infornare per circa 30-40 minuti, al termine della cottura lasciate raffreddare le meringhe completamente. Le meringhe non devono cambiare colore ma solo asciugarsi.
Conservatele in una scatola per proteggerle dall'umidità.

mercoledì 24 febbraio 2016

48 ore a Bangkok: tutte le dritte per gustarvi la città!

Trafficata, rumorosa e caotica  sono le prime cose che si sentono dire sempre su Bangkok. Ma questa città è anche segreta, energica e sofisticata, basta sapere dove cercare.
Per questo ho chiesto ad amici del posto prima di partire e ho integrato il mio viaggio con tutte le cose che amo!
Sui mercati di Bangkok aprirei una parentesi speciale: il mercato dei fiori è imperdibile, qui preparano le collane e le composizioni da offrire a Buddha, l’aria profuma di gelsomino. Le donne intrecciano ghirlande colorate come se stessero ricamando. China town è sempre un luogo per chi non si impressiona facilmente, adesso nel periodo del capodanno cinese dà il suo meglio. Se volete vedere gli eccentrici ladyboy spesso vendono alimenti in questa zona. Qui troverete anche street food tipo cavallette e scorpioni.
Gli altri mercati sono più o meno equivalenti, in ogni quartiere ne fioriscono decine, i thailandesi non hanno ancora perso l’abitudine di fare la spesa quotidianamente. Frutta e verdura sono sensazionali.


I templi da vedere sono parecchi ma risparmiatevi il palazzo reale perché è veramente troppo affollato. Non sono resistita più di dieci minuti!
Il Buddha reclinato di 50 metri a Wat Pho e’ da vedere, all’interno del tempio in cui è costruito c’è la più famosa scuola di massaggi, di base si paga poco per far da cavie agli studenti. Da provare.
La collina d’oro è l’angolo ideale per trovare pace nel caos della città, i monaci hanno pure il Wi-Fi.
La casa dell’inglese Jim Thompson è il luogo ideale per sognare la Thailandia nel periodo del colonialismo. Tutto è rimasto identico e c’è una piccola collezione di arte antica locale e un negozio di sete niente male. Qui affianco troverete tutti i mall più famosi della città come Mbk e Siam center, sono un’accozzaglia di merce più o meno originale e tanta tecnologia, anche se non mi fiderei molto ad acquistare qui.
La casa di teak nel parco del Dusit è affascinante come costruzione ma gli interni e gli arredi di cui vanno tanto fieri non sono veramente niente di che perché sono di stile occidentale, se non avete tempo basta uno sguardo dall’esterno.


Durante il giorno ci sono molti caffè in cui mangiare, se scegliete le bancarelle di strada scegliete sempre le più affollate e quelle che cuociono il cibo al momento.
Il migliore ristorante che ho provato è Never ending summer, un thai a tratti fusion in una vecchia fabbrica di confetture. Sembra uno di quei locali super cool di Berlino est e il conto è veramente molto contenuto. Le due specialità sono il manzo australiano e i softshell crab.
Bangkok è la città giusta in cui sperimentare l’alta cucina. I ristoranti più cari sono sui 30€, il paradiso dei foodie.
I bar giusti per la sera sono lo Sky bar del Lebua, chiamato anche Scirocco e diventato famoso con uno dei film Notte da Leoni. Il Moon bar è stato il primo bar panoramico della città.
La zona di PatPong, quella a luci rosse per intendersi, non ha nulla di trasgressivo o interessante è semplicemente squallida. Merita invece una visita il Ratchadamnoen Stadium, più volte alla settimana dalle 18,30 alle 22 si disputano gli incontri di thai boxe. Prenotate il primo o il secondo anello se volete godervi gli incontri, non il terzo o sarete dietro una rete in mezzo ai più accaniti scommettitori. Nonostante tutti i combattenti siano dei pesi piuma fanno delle cose eccezionali, e’ un’esperienza molto coinvolgente ritmata da un’ipnotica musica dal vivo.

Qualche suggerimento per render più semplice il viaggio. Usate sempre i taxi ( con il tassametro o meter attivo) o il traghetto entrambi costano sui 2-3€, i tuktuk sono carissimi, bisogna trattare e in genere vi lasciano sempre nel posto sbagliato.
Se visitate dei tempi usate dei pantaloni o gonne lunghe per non dovervi ritrovare a indossare delle stole luride. In Thailandia per visitare i templi basta levare le scarpe i regolamenti non parlano di calze, quindi le calze saranno la vostra salvezza!
Quando avete caldo ricordatevi che i traghetti sono un ottimo metodo per spostarsi e rinfrescarsi allo stesso tempo.

martedì 2 febbraio 2016

48 ore a Lisbona: tutti gli indirizzi giusti per non perdersi nulla!

Siete alla ricerca di una meta per un week end diverso dal solito? Lisbona è la risposta!
Dall'Italia sono poco meno di 3 ore di volo ma vale veramente la pena. Sono tornata da poco da un fine settimana incredibile e rigenerante, complici delle insostituibili amiche giramondo.
A cominciare dal clima qui a Milano la temperatura era attorno allo zero mentre a Lisbona di giorno c'erano 20-23 gradi e la sera serviva giusto un maglioncino, una sensazione di inaspettata primavera e leggerezza.
Il miglior modo per viver la città è affittare una casa su uno dei mille siti, in genere sono moderne, pulite e con prezzi contenuti, in assoluto il miglior rapporto qualità-prezzo.


Il primo giorno andate assolutamente in una delle mille panaderie della città per cominciare la mattinata con i pasteis de nata ancora caldi, delle tortine che a vedersi non sembrano nulla di eclatante ma dal primo morso vi sorprenderanno. Non dimenticate metterci un pizzico di cannella come da tradizione. Poi una passeggiata a Principe Real per arrivare da Embaixada, un concept store all'interno di un palazzo antico stile riad in cui perdersi. In zona ci sono mille negozietti uno più bello dell'altro. Per pranzo la soluzione che preferisco è il Mercato da Ribeira, solo lui vale il viaggio. Si tratta di un mercato per metà riconvertito in una moltitudine di ristorantini tematici curatissimi. Dal ristorante che fa solo cucina portoghese, quello delle tartare, quello del pollo, quello del pesce, quello delle patate, delle sardine e la lista va avanti a lungo. Non perdetevi lo stand dello chef Henrique Sà Pessoa forse il vero gioiellino del mercato, i suoi piatti forte sono tartare di branzino, maiale cotto 24 ore, uova cucinate a temperatura controllata e il più buon baccalà della città. Assaggiate almeno una sardina in giro per la città, sono uno dei piatti nazionali.


 Lisbona è tutta su e giù, per riprender fiato dalle scarpinate della mattina, girare il quartiere dell'Alfama in tuktuk o in tram (il 28 per la precisione) può essere un modo diverso per godere della città fermandosi di tanto in tanto a vedere la Cattedrale, il castello o il Miradouro. Una volta in cima perdetevi nelle mille viette con le case ricoperte di piastrelle decorate e piccoli negozi. Ricordate che la domenica la stragrande maggioranza dei negozi è chiusa quindi sfruttate il sabato come si deve!
La sera se volete un ristorantino abbastanza tradizionale la Taberna da Rua das Flores, fa al caso vostro, ricordate che qui non si può prenotare. La Pharmacia, il ristorante all'interno del museo della farmacia a tema medico-farmaceutico, è molto stravagante. Altrimenti uno dei ristoranti di Josè Avillez è una garanzia. Da provare il baccalà dello chef con le olive esplosive, un tocco di cucina molecolare per rendere attuale una colonna portante della cucina portoghese.
I bar sono tantissimi, non ho avuto il tempo di andare ad ascoltare il Fado, ma lo consiglio vivamente. Pensao Amor, un cocktail bar decadente con piccola discoteca in una ex casa chiusa, è decisamente suggestivo per il dopo cena. Nella stessa strada abbondano altri mille locali, possono esser un buon compromesso per chi non vuole fare troppo tardi, sfruttando la mattina seguente per visitare la città.


La domenica è il giorno ideale per scoprire la vicina cittadina di Belem con la sua splendida torre, il monastero e la statua in onore di Vasco de Gama (oltre la pasticceria dove hanno inventato i pasteis). Un piccolo rituale è  bere la Ginjinha, il liquore di amarene più famoso del Portogallo, da gustare imperativamente a Largo de Sao Domingos assieme a tutti gli anziani signori della zona, non sarà difficile fare amicizia! Se siete appassionati di tè il posto giusto per voi è il Palacete Chafariz d'el Rei, un'antica residenza in stile moresco trasformata in hotel dove il tè è servito in meravigliose tazze decorate e accompagnato da dolcetti, tra cui anche i miei adorati scones. Pare sia un must anche per il brunch.
Ci sono così tanti luoghi nascosti da scoprire in questa città che credo meriti ben più di un week end, quattro giorni potrebbe esser l'ideale.